Crescono del +3,4% i ricavi di Marzotto nel primo trimestre 2003

Grazie anche al consolidamento della Valentino, nei primi tre mesi di quest’anno il fatturato del Gruppo Marzotto è cresciuto del 3,4% a 544 milioni di euro. L’86% delle vendite hanno riguardato il settore abbigliamento e il 14% il settore tessile. I vertici della società hanno incontrato stamattina gli analisti finanziari.
Questi dati sono stati comunicati da Antonio Favrin, vice presidente e amministratore delegato della Marzotto e presidente della Valentino che ha commentato il bilancio 2002 del gruppo insieme a Bruno Sälzer, presidente e amministratore delegato della Hugo Boss, Michele Norsa, direttore generale del settore abbigliamento della Marzotto e amministratore delegato di Valentino e Stefano Sassi, direttore generale del settore tessile della società di Valdagno (vedi anche fashionmagazine del 26 marzo).
Il 2002 è stato un anno, ha detto Favrin, con due semestri molto differenziati: il primo influenzato da fatti straordinari come l’acquisizione di Valentino, gli oneri non ricorrenti della Hugo Boss Usa e lo start up del nuovo piano tessile, e il secondo caratterizzato dal recupero della redditività operativa per tutti i settori, dal break-even operativo di Valentino, dalla cessione di asset non strategici per un cash-in di 84 milioni di euro, e da un netto miglioramento del cash-flow della gestione (+152 milioni di euro)
Quanto alle strategie per il 2003, Favrin ha annunciato un gruppo sempre più snello e focalizzato sui brand che saranno oggetto di ulteriori extension e un bilanciamento della distribuzione sia per aree geografiche sia per canali.
Il tessile, dopo la ristrutturazione che ha portato al taglio di 578 addetti rispetto al 2001, avrà un nuovo ruolo all’interno del gruppo con un innalzamento del valore aggiunto della produzione e con la valorizzazione di sinergie fra le varie realtà sotto l’ombrello Marzotto.
Altri obiettivi: un’ulteriore crescita dei margini operativi, una rigorosa “financial discipline” con miglioramento del cash flow e ristrutturazione del debito finanziario, una politica selettiva degli investimenti che saranno sempre più concentrati sul core business fashion e mirati su retail, ricerca e svilppo e information technology. Continuerà inoltre anche nel 2003 la dismissione di asset non strategici di matrice immobiliare.
c.mo.
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