Crisi: forse il peggio è passato

L'euforia sui mercati finanziari mette un punto interrogativo sulla recessione? In realtà, non indica aspettative di immediata ripresa ma è uno degli elementi che attualmente indicano una futura stabilizzazione. E l'Asia è tra le zone meglio posizionate per uscire dal tunnel, come ha illustrato ieri Gregorio De Felice al convegno Prometeia-Intesa Sanpaolo, incentrato sul futuro del manifatturiero italiano.
I recenti recuperi in Borsa significano, infatti, una minore avversione al rischio da parte degli investitori. In più l'attività economica ha rallentato la sua discesa. Questi non sono gli unici fattori che inducono a pensare che forse il peggio è passato, secondo il chief economist di Intesa Sanpaolo che ha aperto il convegno (vedi news di oggi).
“L'Asia - ha detto De Felice - è in cima alla lista delle aree che si approssimano all'uscita dalla recessione, poi verranno gli Usa e successivamente la zona euro, con l'Italia in ritardo di qualche mese rispetto al resto d'Europa”. Lo stanno indicando, infatti, l'aumento della produzione industriale e la ripresa dell'export in alcuni Paesi del continente asiatico, dopo scivoloni anche dell'ordine del 40%. “Sempre da Oriente giungono segnali di decumulo delle scorte, premessa significativa per un riavvio del ciclo produttivo - ha aggiunto - mentre Europa e Stati Uniti, su questo fronte, si stanno muovendo più lentamente. Fanno ben sperare, inoltre, l'allentamento della stretta creditizia degli ultimi mesi negli Usa e il miglioramento delle aspettative di imprese e famiglie europee”.
L'esperto di Intesa Sanpaolo ha concluso il suo intervento parlando delle incognite relative all'immissione di liquidità dei governi e all'incremento di debito pubblico. Le Banche Centrali saranno in grado di capire quando la liquidità andrà ridotta? “Un atteggiamento troppo 'prudente' - ha spiegato De Felice - rischia di procurare altre recessioni brevi. Una posizione più 'accomodante' potrebbe invece incrementare il rischio di inflazione”. Quanto al debito pubblico, prima o poi i singoli Paesi dovranno riportare la finanza pubblica in equilibrio, anche con un maggiore prelievo fiscale, che sarà un freno alla ripresa auspicata tra il 2011 e il 2012.
e.f.
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