Crocs in difficoltà: ma gli "zoccoli con il coccodrillo" passano al contrattacco

Gli ideatori dei Crocs non ci stanno: alle notizie che si rincorrono sulla stampa nazionale e internazionale e che recitano il "de profundis" per i famosi "zoccoli con il coccodrillo", ribattono che in alcuni Paesi il fenomeno è più che mai in auge. Primo fra tutti, l'Italia (nella foto, l'interpretazione della classica "ballerina" secondo Crocs).
"Nonostante le copie, nonostante le difficoltà americane, le imitazioni e l'indistruttibilità dei materiali che agevola la saturazione dei mercati, nella Penisola, dove le Crocs sono distribuite in 1.800 boutique, le vendite impazzano", si legge in un comunicato diffuso oggi, dopo che su diversi giornali sono apparsi articoli sul ridimensionamento di un boom che ha contagiato tutti, gente comune e celebrity. La nota prosegue traendo un bilancio positivo del sell out della primavera-estate 2009, una stagione in cui "mezzo milione di paia andranno a colorare i piedi di grandi, piccini e vip italiani nelle località turistiche da Forte dei Marmi a Cortina, passando per la Costa Smeralda e toccando il cuore delle grandi città, mentre i negozianti continuano a riassortire (+20%)".
Peraltro, chiariscono i portavoce del brand, Crocs non è solo sinonimo dei celeberrimi zoccoli bucati (che tra gli estimatori contano la First Lady Michelle Obama) ma anche di ballerine, infradito, stivali e sabot.
Detto questo, è innegabile che l'azienda stia vivendo una fase di profonda e necessaria trasformazione, dopo un exploit che forse gli stessi responsabili non si sarebbero aspettati: 100 milioni di paia vendute in sette anni, di cui oltre la metà fuori dagli Stati Uniti. Un’evoluzione arrestatasi nel luglio dello scorso anno, quando la società ha quasi dimezzato il suo valore, chiudendo a Wall Street con un -42,4%. Nel 2008 la company aveva perso oltre 185 milioni di dollari, mentre nel 2007 i profitti avevano raggiunto quasi i 170. Conseguenza inevitabile, il licenziamento di 2mila lavoratori.
Anche i dati relativi al primo quarter del 2009, chiuso al 31 marzo, confermano una situazione complessa: le entrate hanno raggiunto i 134,9 milioni di dollari, con un aumento del 7% rispetto al quarto trimestre 2008 ma con una riduzione del 32% sull'analogo periodo del 2008, mentre la perdita netta è stata di 22,4 milioni di dollari.
Se le vendite retail sono progredite del 60%, a quota 27,9 milioni di dollari, e il business via Internet ha messo a segno un +46%, a 11,7 milioni di dollari, il wholesale, che rappresenta la fetta più sostanziosa della torta, è sceso del 45% a quota 95,3 milioni di dollari. America ed Europa si ridimensionano rispettivamente del 37% e del 49%. In controtendenza l’Asia, con un’evoluzione del 7%.
c.me. e a.b.
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