Dati Smi: tenuta dell’abbigliamento femminile nel 2004, ma le previsioni non sono rosee

I dati diffusi da Sistema Moda Italia in occasione dell’apertura delle rassegne White, NeoZone e Cloudnine descrivono una situazione di tenuta dell’abbigliamento esterno femminile nel 2004, dopo due anni contrassegnati da forti contrazioni. Le previsioni a breve non lasciano intravvedere, tuttavia, segnali di vera ripresa.
“Le stime di Smi sull’andamento del settore ‘vestiario femminile’, che include l’abbigliamento in tessuto, in maglia e in pelle - spiega Piero Costa, presidente di Efima - mostrano per il 2004 una sostanziale tenuta del valore della produzione rispetto al 2003”. “Si tratta tuttavia – continua Costa - di un risultato modesto, se si considerano le contrazioni registrate nel biennio precedente”.
I primi nove mesi del 2004 evidenziano, inoltre, una crescita contenuta delle esportazioni, pari allo 0,4%, per il totale della moda femminile; è soprattutto l’abbigliamento in tessuto a trainare la crescita (+0,9%), a fronte di un debole aumento della maglieria esterna (+0,2%) e della forte discesa dell’abbigliamento in pelle (-9,3%).
Nello stesso periodo, in Europa, si è confermato il buon andamento delle vendite nel Regno Unito e in Spagna (quinto e sesto Paese-cliente, con aumenti del 7,6% e 6,3% rispettivamente), mentre sono state soprattutto Francia e Germania a deludere le aspettative, con cali tendenziali rispettivi del 3,7% e del 2,1%.
“L’andamento delle vendite di moda femminile negli Usa, in flessione del 3%, è sotto molti aspetti il paradigma dell’attuale ciclo congiunturale – spiega ancora il presidente di Efima -. Conteggiando questo valore in dollari, si registrerebbe un aumento di circa l’8%, segnale di un’erosione dei margini determinata dall’euro forte, che costringe i produttori a compensare almeno in parte la svalutazione del dollaro, per poter mantenere le proprie quote sul mercato statunitense”. Il segnale che arriva dai dati è, quindi, quello di un settore che sta attuando strategie difensive e di riposizionamento in un contesto congiunturale difficile.
Particolarmente pesante risulta anche la situazione relativa alle importazioni: in soli sei anni la quota di mercato domestico soddisfatta da prodotti in arrivo da oltre confine è, infatti, passata dal 24,3% al 39,5%. Nei primi nove mesi del 2004 i flussi in arrivo dalla Cina sono aumentati in valore del 7,9% e hanno rappresentato il 20% dell’import complessivo.
Le previsioni a breve sono orientate pertanto alla cautela: rispetto agli ordinativi, i dati consuntivi elaborati da Smi sul sell-in della prossima stagione (la primavera-estate 2005) non lasciano spazio all’ottimismo.
e.a.
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