Dazi pronti a scattare per le calzature made in Cina?

L’inchiesta sulle esportazioni di calzature in pelle cinesi è ancora in corso e se alcuni si aspettano l’imposizione di dazi anti-dumping, il commissario europeo al Commercio Peter Mandelson mantiene un atteggiamento cauto. Gli Stati Uniti, intanto, sembrano prossimi al raggiungimento di un’intesa con Pechino per il tessile.
Dopo l’incontro di venerdì scorso con Mandelson, il viceministro alle Attività produttive Adolfo Urso ha dichiarato alla carta stampata che l’indagine dovrebbe concludersi nelle prossime quattro settimane e che è atteso un esito positivo, che porti all’imposizione di dazi anti-dumping. Mandelson ha precisato, tuttavia, che non intraprenderà alcuna azione se non sarà convinto che la stessa sia “giustificata e certa”.
Lo scorso mese, va ricordato, l’Anci (Associazione nazionale calzaturifici italiani) ha denunciato che in sette mesi le calzature in pelle entrate in Europa dalla Cina sono aumentate di oltre il 500%. Più in generale, da gennaio a luglio di quest’anno hanno valicato le frontiere dell’Ue 378 milioni di paia di scarpe cinesi, il 432% in più rispetto allo stesso periodo del 2004.
Procede, inoltre, l’iter per l’introduzione dell’etichettatura di origine obbligatoria per i prodotti tessili e calzaturieri importati dall’Ue, uno strumento che, consapevolizzando maggiormente il consumatore, potrebbe arginare il boom delle esportazioni cinesi.
Intanto dalle agenzie di stampa trapela che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere un accordo con la Repubblica Popolare sulla questione delle importazioni di tessili, dopo i ripetuti fallimenti dei negoziati dei giorni scorsi. Lo ha annunciato il rappresentante al Commercio Usa, Robert Portman, che avvierà una nuova tornata di colloqui il 14 novembre prossimo.
e.f.
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