Debutta il womenswear firmato Barbie in coppia con Grant

Grazie alla partnership con Grant – azienda di Bentivoglio (Bo) specializzata nel childrenswear e guidata da Mauro Serafini – il brand della celebre bambola americana diventa anche una collezione di abbigliamento donna.
In occasione del cinquantenario di Barbie – un’etichetta che vale 2,5 miliardi di dollari e che, secondo il Financial World Magazine, appartiene a un’élite di marchi (non oltre la ventina) di maggior successo internazionale – la società bolognese ha messo a punto una nuovissima linea di T-shirt, firmate dalla stilista Paola Montaguti, di impronta luxury e dedicate “a chi non vuole smettere di sognare in ‘rosa’”. I particolari? Strass, paillette, dettagli applicati come collane, grandi stampe e Swarovski multicolor, per capi che puntano a posizionarsi nella fascia alta del mercato ed essere ultraglamour.
Un primo assaggio della collezione (che debutterà nella versione completa con la primavera-estate 2010) è già disponibile presso una rete di negozi top level come, tra gli altri, Banner e Biffi a Milano, Luisa Via Roma a Firenze, Penelope a Brescia, Maxi Ho a Napoli e Russo a Capri.
”Non è stato facile trovare un’azienda di abbigliamento che intuisse al volo il grande potenziale che il brand Barbie può sviluppare in una collezione donna – afferma Eleonora Schiavoni, titolare dello studio di consulenza Victoria Licensing & Marketing, che da quasi un decennio gestisce il coordinamento e lo sviluppo di tutti i marchi Mattel in Italia -. In Grant abbiamo individuato esattamente quello che stavamo cercando: una realtà piena di passione e di creatività, ma soprattutto un team che ha saputo cogliere esattamente l’essenza di Barbie”.
”Le mie non sono semplicemente T-shirt, bensì capi un po’ speciali – aggiunge Paola Montaguti -. Ogni pezzo è stato creato per scatenare un’emozione in chi lo indossa, permettere di diventare per un attimo ‘Barbie’ e rivivere la magia dell’infanzia. Il marchio della bambola ha segnato per me l’incontro con il mio immaginario di bambina, che ho visto riflesso negli occhi di mia figlia. È stato quindi naturale iniziare a disegnare i modelli che via via immaginavo”.
a.t.
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