Definita la legge a tutela del made in Italy, al via la raccolta di firme

Istituzione del marchio "100 per cento Italia", controllo sull’origine dei prodotti per tutti i settori del manifatturiero, introduzione di pene severe per chi dichiara il falso sulla provenienza degli articoli: sono questi i punti salienti della legge di iniziativa popolare messa a punto nel corso di un convegno a Urbino.
Il meeting si è tenuto ieri su iniziativa del Comitato di Eccellenza per la difesa del Made in Italy (Cmi), insieme all’Università “Carlo Bo” e allo sponsor Cna-Federmoda.
Con la giornata di studio - a cui hanno preso parte docenti di materie giuridiche ed economiche delle Università di Urbino, Napoli, Firenze, Milano, Chieti, Palermo, Bari, Ferrara e Venezia - è partita anche la raccolta di firme che vedrà in prima linea gli atenei italiani, coinvolgendo dunque un grande numero di giovani in questa azione, finalizzata alla salvaguardia e allo sviluppo del settore manifatturiero italiano.
“Il made in Italy è quel plusvalore che, solo, può preservare tutta una serie di saperi che nel corso dei secoli si sono affermati diventando il segno distintivo delle nostre produzioni e quindi rendendole competitive”, ha puntualizzato Maurizio Bonas, presidente del Comitato di Eccellenza per la difesa del Made in Italy (Cmi) che, nato nel 2004, conta oggi 600 membri, tra piccole e medie imprese e associazioni rappresentative di vari settori, tra cui anche la moda.
e.a.
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