Diane von Furstenberg sarà la guest star di Pitti W_Woman Precollection

Da Pitti Immagine confermano i contatti con Diane von Furstenberg come ospite della prossima edizione di Pitti W_Woman Precollection: "Ci sono buone premesse, se sono rose fioriranno". Fashion ci aveva visto lungo: un’intervista alla stilista sarà infatti pubblicata nel prossimo numero in uscita per l’inizio delle sfilate milanesi. Ve ne diamo qui un’anticipazione.
La storia della griffe Diane von Furstenberg inizia nel 1974 con il wrap dress, un vero successo che, riproposto nel 1997, è valso alla stilista il ritorno alla grande sul palcoscenico della moda internazionale. “Nata a Bruxelles in Belgio da padre russo e madre greca – racconta a Fashion - ho frequentato collegi in Svizzera e a Oxford, ho trascorso un anno all’Università di Madrid, che era sempre chiusa per colpa di Franco. Poi mi sono iscritta alla Facoltà di Economia e Commercio a Ginevra. Ma non mi sono mai laureata”.
Come mai ha deciso di esprimere il suo istinto creativo attraverso la moda? “La decisione è stata presa dopo un’incredibile esperienza a Como, dove ho lavorato per Angelo Ferretti, proprietario di stamperie, produttore di T-shirt e di intimo. Grazie al mio mentore, che era indiscutibilmente un vero genio, ho imparato tutto quello che c’è da imparare sulle tecniche di stampa, sui colori, sulla manifattura del jersey, sul design e sulla produzione del prodotto finito. L’Italia è senza dubbio il Paese che ha influenzato di più la mia formazione per quanto riguarda la creazione di moda”.
Nel 1974 ha lanciato il wrap dress. Vuole ricordarci la genesi di questo ormai famosissimo abito? “Dapprima ho creato un top allacciato a incrocio, basato su quelli indossati dalle ballerine durante le prove. Ho poi deciso di disegnare un abito che utilizzasse lo stesso principio, ovvero l’allacciatura senza bottoni o cerniere lampo. Non ho inventato nulla di nuovo, perché questo metodo viene utilizzato in numerosi Paesi, per esempio in Giappone nei kimono. Ma il mio wrap dress era rivoluzionario perché realizzato in jersey, una stoffa che modella e segue, accentuandole, le curve del corpo femminile”.
Nel 1997 ha deciso di rilanciare la sua label. Quale la motivazione di tale decisione? “Perché mi sono resa conto che le nuove generazioni avevano iniziato a indossare di nuovo i miei capi, scovati negli armadi delle proprie madri o nei negozi vintage. La decisione è stata motivata da una precisa richiesta del mercato. Il wrap dress è diventato per una seconda volta la base di un luxury brand internazionale”.
Dopo la recente inaugurazione delle nuove boutique a Londra, Parigi, Hong Kong, Mosca, Madrid e Bruxelles, il numero di monomarca Diane Von Furstenberg è arrivato a quota 22. Quali sono le prossime tappe dell’espansione retail? Ha intenzione di approdare in Italia? “Sono in arrivo Pechino, Macao, Giacarta e Taiwan. L’azienda continua a crescere e a espandersi ma seguendo un processo organico che dà molta importanza alla scelta dei partner locali. Siamo sempre alla ricerca di nuove opportunità in tutto il mondo. L’Italia? Chissà...”
Nel 2006 ha assunto la carica di presidente del Council of Fashion Designers of America (Cfda). Qual è il suo ruolo all’interno di questa prestigiosa organizzazione? “Il mio mandato consiste nella tutela e nel supporto degli stilisti americani, in quanto il Cfda crea iniziative di difesa del copyright e contro il fenomeno delle falsificazioni, oltre ad occuparsi del miglioramento dei network dei servizi di business, marketing e promozione della moda americana”.
Le copertine di Newsweek e The Wall Street Journal nel 1976, l’aver venduto 5 milioni di wrap dress in un anno, l’aver affrontato e sconfitto un cancro, la creazione di una casa editrice, la pioneristica vendita di abbigliamento in televisione. Qual è il segreto di una vita e di una carriera così incredibili? “La più importante lezione di vita mi è stata data da mia madre, che affrontò con grande coraggio i campi di concentramento nazisti e che mi insegnò a non aver mai paura di niente. Un’inesauribile fonte d’ispirazione è il vedere donne, sia giovani che di una certa età, indossare i miei capi: è un vero piacere e un incredibile sprone a continuare a lavorare che mi mantiene giovane. Molto meglio del botox!”.
L’intervista completa sarà pubblicata sul numero 1657 di Fashion, mentre per ulteriori anticipazioni sulla prossima edizione di Pitti W_Woman Precollection che si terrà a Firenze dal 18 al 21 giugno vi rimandiamo a fashionmagazine.it del 6 febbraio.
c.mo. e p.o.
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