Distretto tessile pratese: export e fatturato 2003 di nuovo in flessione

Il bilancio 2003 del distretto tessile di Prato si chiude con esportazioni e giro d’affari in ulteriore declino, dopo un 2002 già deludente. Le prospettive per l’autunno-inverno 2004/2005 sembrano tuttavia volgere al meglio, informano da Pratotrade, mentre debutta la 51 esima edizione di Prato Expo: le aziende si presentano con proposte originali e, come sempre, flessibilità, qualità e servizi "sono di casa".
Pur totalmente votati all’innovazione di prodotto, gli imprenditori pratesi non sono tuttavia riusciti a contrastare fenomeni quali il forte calo della domanda in alcuni mercati esteri e tendenze moda non favorevoli alla lana (-23,6% i tessuti cardati, dopo il –18,6% del 2002). I primi nove mesi del 2003 hanno visto così l’export di tessile-abbigliamento del distretto scendere del 9,5% a 1,9 miliardi di euro, appesantito dal –11,3% dei tessuti, che in valore (1,3 miliardi) rappresentano la parte più corposa della domanda estera. Ribassi a due cifre, a livello di mercati di sbocco, hanno interessato in particolare il Regno Unito (-19,9%), la Germania (-19,2%), la Francia (-16,8%) e gli Stati Uniti (-14,2%). Il turnover 2003 del comparto, invece, è diminuito a 4,7 miliardi di euro, in calo del 7%: anche in questo caso la flessione maggiore ha investito i tessuti (-8,4% a 2,9 miliardi).
In un quadro generale che vede il Prodotto interno lordo in crescita incerta e contenuta (le stime sono di un +1,8%, dopo il +0,5% del 2002), per il tessile abbigliamento nazionale si profila un’inversione di tendenza da quest’anno, seppure moderata. Riportando i dati della Camera della Moda, Pratotrade ricorda che il settore tessile-abbigliamento, unito a pelletteria-calzature, dovrebbe registrare una crescita delle esportazioni e del fatturato rispettivamente del 4,5 e del 6,6%.
“Si tratta di una prospettiva che dovrà essere capitalizzata a tutti i livelli - dicono gli industriali dell’associazione di categoria parlando di strategie di impresa, politiche industriali e di regolazione dei mercati internazionali –. Questo al fine di incidere sui fattori competitivi di ordine strutturale relativi a un’industria che resta l’asse centrale del made in Italy”.
e.f.
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