Dolce & Gabbana, in crescita del 20%, introduce alcune novità

Il bilancio consolidato di Dolce & Gabbana, chiuso il 31 marzo scorso, registra un fatturato di 568 milioni di euro, in salita del 20% rispetto a un anno fa. In ascesa del 20% anche l’utile operativo (86 milioni di euro), mentre il debito netto risulta quasi dimezzato (da 91,9 a 50 milioni di euro). I dati - riportati da Il Sole 24 Ore - tratteggiano una situazione florida per la griffe fondata vent’anni fa dal duo di stilisti, considerata soprattutto l’attuale congiuntura di mercato.
Tuttavia, nell’intervista rilasciata al quotidiano economico, Stefano Gabbana rivela l’intenzione della fashion company di puntare con maggiore determinazione sui mercati dell’Est europeo e dell’Asia, poiché le aspettative di crescita negli Usa, sebbene la ripresa sia in atto, sarebbero comunque meno interessanti.
“Senza trascurare gli Usa - afferma lo stilista – si devono spostare le strategie di sviluppo in altre aree, come la Russia, l’Est Europa, la Cina, il Giappone e, a lungo termine, l’India”. In quest’ottica, si legge nell’articolo, Dolce & Gabbana ha rilevato le attività del distributore Misaki Shoji in Giappone, dove mira a passare dal 4 al 15% dei ricavi, e in giugno aprirà il primo negozio a Hong Kong.
Recentemente il duo ha varato anche sostanziali modifiche alla struttura societaria del gruppo: la holding italiana Dolce & Gabbana (controllata a sua volta al 90% dalla D&G srl dei due stilisti e al 10% dalla famiglia Dolce) è stata trasformata da spa a srl. Una manovra vista da alcuni come un escamotage per non sottostare alle nuove norme, che obbligano le spa a dotarsi di revisori esterni per consolidare il bilancio.
Successivamente, il 90% della srl è stato conferito alla neo-costituita Dolce & Gabbana Luxembourg (il restante 10% è stato invece girato alla Generosa srl, che ha come azionisti di maggioranza i fratelli di Domenico Dolce). Il motivo del trasferimento in Lussemburgo della società “madre” sarebbe da attribuire a una legislazione meno rigida e a un fisco più “leggero”.
e.a.
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