Dopo i dazi antidumping, la Cina si sente "discriminata"

Ieri l’ok, da parte della Ce, all’introduzione di dazi antidumping da applicare alle calzature cinesi e vietnamite. Oggi la replica della Cina: "Si tratta di misure discriminatorie, che violano i principi di correttezza commerciale".
In attesa di un comunicato ufficiale da Pechino, le agenzie di stampa riportano oggi le dichiarazioni di un portavoce del ministero del Commercio: “La decisione della Commissione europea non è supportata da fatti e basi legali. Le esportazioni di scarpe cinesi non hanno costituito dumping e non hanno provocato un danno reale al commercio manifatturiero dell’Unione europea”. L’azione dell’Ue, vista dalla Cina, va contro l’orientamento in favore del libero mercato emerso in sede Wto, dall’avvio dei negoziati di Doha.
I dazi in questione avranno inizio dal prossimo 7 aprile e saranno applicati in modo progressivo: inizialmente le aliquote saranno di poco superiori al 4%, per poi arrivare in sei mesi al 19,4%. Essendo escluse dalle sanzioni le calzature Staf (Special Technology Athletic Footwear) e quelle da bambino, nelle stime di Peter Mandelson, commissario Ue al Commercio, il provvedimento interesserà solo nove paia di calzature su cento importate dall’Europa (secondo l’associazione dei calzaturieri italiani Anci, che ha sempre chiesto provvedimenti più aspri, sarà esentato ben il 42% delle scarpe importate dalla Repubblica Popolare). Gli effetti sui prezzi? Secondo Mandelson, circa 1,5 euro, rispetto a un prezzo medio di 8,5 euro (tra i 30 e i 100 euro il prezzo finale).
e.f.
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