Duecento persone al seminario di Fashion "Comunicare la moda"

Circa duecento addetti ai lavori hanno partecipato stamattina al seminario "Comunicare la moda" organizzato da Fashion all’Enterprise Hotel. Si è parlato di pubblicità, pubbliche relazioni, redazionali, eventi in negozio, testimonial, public speaking. Ma anche di etica.
L’incontro ha preso il via con la relazione di Paolo Duranti, amministratore delegato di Nielsen Media Research, che ha illustrato le tendenze in atto nel mercato pubblicitario della moda, un settore in flessione (-10% nel 2002, -5% le previsioni per il 2003) ma in cui si evidenziano nuove dinamiche e nuovi protagonisti.
Titti Matteoni, direttore della nostra rivista, ha quindi riferito gli esiti del sondaggio "La pubblicità delle industrie di moda vista dalla distribuzione”: un’inchiesta di Fashion presso cento boutique italiane del lusso da cui è emersa la crescente importanza che i dettaglianti attribuiscono agli eventi sul punto vendita.
A Virginia Pallavicini, group client manager di Imagomundi-Nielsen Media Research, è spettato il compito di spiegare il peso crescente dei redazionali di moda, un fenomeno in costante crescita anche grazie alla comparsa di nuovi attori.
Milka Pogliani, chairman di McCann Europe, ha invece trattato il tema testimonial, uno strumento di grandissima efficacia se usato correttamente ma che può rilevarsi un’arma a doppio taglio se mal gestito.
Luisa Rovida De Sanctis, responsabile relazioni esterne di CartaSi, ha introdotto l’attualissimo discorso dell’etica, un valore che diviene sempre più importante per tutte le aziende, comprese quelle che fanno moda.
Ha preso quindi la parola Lorenzo Marini dell’agenzia Marini, Dotti & Associati, con una suggestiva riflessione sulla comunicazione personale, dal public speaking alla gestione della propria immagine, paragonando l’immagine pubblica di ciascuno a un brand che deve sapere stimolare e imporsi all’attenzione degli altri.
Dopo il coffee break si è aperta la tavola rotonda moderata da Adriana Mavellia, presidente e amministratore delegato di MS&L Mavellia e Bellodi, che ha messo a confronto alcune case history di successo provenienti da settori vicini al fashion.
Marcello Binda, amministratore delegato di Binda Italia, orologi, ha spiegato il passaggio dal celebre “Toglimi tutto ma non il mio Breil” al più internazionale e ironico “Don’t touch my Breil” e la brand-extension al mondo dei gioielli.
I giovani stilisti sono stati al centro dell’intervento di Umberto Rognoni, direttore marketing del gruppo Nylstar fibre, che ha parlato dell’esperienza dei Meryl Awards, nati come mezzo per gratificare gli attori di tutta la filiera e confluito in strumento di valorizzazione delle nuove leve dello stilismo di moda, intesa come proiezione nel futuro della filiera stessa.
Alberto Premoli, amministratore delegato di Parfums Givenchy, ha accompagnato i presenti nell’interessante percorso della nascita di un profumo di successo, in questo caso Hot Couture di Givenchy, dagli ingredienti della fragranza, attraverso il flacone e il packaging, fino alla campagna pubblicitaria.
Rinaldo Albanesi, amministratore delegato di Swarovski Int.le d’Italia, ha infine introdotto i presenti nello scintillante mondo Swarovski, nella versatilità dei suoi prodotti e nella sua altrettanto versatile politica di comunicazione.
Approfondimenti sui singoli interventi saranno pubblicati sul prossimo numero di Fashion, il 1467, in uscita il 25 aprile.
c.mo.
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