Escada: il ceo Jean-Marc Loubier scommette sulla "borsa"

Mentre viene pubblicata la smentita circa l’ipotesi dell’ingresso di Apax come azionista di maggioranza e dell’arrivo di un nuovo management, il ceo Jean-Marc Loubier fa il punto della situazione su Escada. A meno di un anno dal suo arrivo nella maison, i passi avanti e le prospettive future di un brand che vive un momento difficile. La grande scommessa? Le enormi potenzialità degli accessori in pelle. A partire dalle borse.
Reduce da una trimestrale in passivo e con vendite in flessione che fanno seguito a una non entusiasmante chiusura dell’anno fiscale 2006/2007 (vedi fashionmagazine.it del 4 marzo, del 29 febbraio e del 20 dicembre scorsi), il Gruppo Escada valuta i primi risultati del progetto di rilancio Excellence, visibili a partire dalla collezione autunno-inverno 2008/2009. “Ora le due anime del brand sono ben chiare – racconta a fashionmagazine.it Loubier -. Da una parte c’è Escada, la linea di matrice più classica che si declina in varie occasioni e modi d’uso. Dall’altra c’è Escada Sport che rappresenta l’anima informale del brand, l’offerta più cool”.
Grande novità di questa uscita invernale sono le borse, una collezione completa interamente made in Italy, con prezzi che oscillano fra i 490 e i 1.200 euro di media, frutto del lavoro di un team ad hoc. “Siamo un brand globale che ha grande successo in Paesi diversi – chiarisce Loubier -. Ma nella nostra offerta mancavano gli accessori. O meglio, c’erano le borse, ma erano solo pochi modelli”. Una scelta indovinata, se si considera che gli ordini sono aumentati del 70% rispetto allo scorso inverno. “Segno che in futuro gli accessori, comprese le calzature in arrivo, potrebbero rappresentare il 20% del fatturato rispetto al 5% odierno”, chiarisce il manager francese, ex ceo di Celine.
Quanto alla linea di abbigliamento, gli ordini sono saliti del 6%. “Il percorso di rinnovamento di Escada è partito da poco e, quando le cose cambiano, c’è sempre una fase di transizione – sostiene Loubier -. L’obiettivo, per noi, è potenziare la presenza presso i clienti abituali e conquistarne di nuovi. Restando sempre e comunque orgogliosi delle nostre radici. E lavorando sul prodotto con una grande attenzione alle esigenze del consumatore”. Strategica, da questo punto di vista, è la linea Escada Sport, la cui evoluzione la rende pronta a imporsi in mercati come gli Stati Uniti, dove al momento è poco conosciuta.
Altro impegno che ha dato i primi frutti è quello sulle deadline delle collezioni. “Se prima trascorrevano 13 mesi dall’inizio del progetto fino all’arrivo dei capi in negozio, oggi i tempi si sono ristretti a nove mesi”. Fondamentale anche il discorso legato alla redditività del network distributivo. Attualmente il canale retail ha una redditività di 7.000 euro al metro quadro – chiarisce Loubier -. Mentre si punta ad arrivare a quota 15.000 nell’arco dei prossimi cinque anni”. Parallelamente sta cambiando il volto delle boutique Escada, grazie a un processo di restyling partito lo scorso anno, che nel 2008 coinvolgerà anche gli spazi di Milano e di Roma. Oggi i monomarca diretti Escada nel mondo sono 200 (120 free standing e 80 shop in shop); i canali in franchising sono 200.
Il maggiore azionista della maison, va ricordato, è il russo Rustam Aksenenko, che detiene oltre il 25% del capitale attraverso la finanziaria svizzera Finartis. Intanto si attendono i risultati della riunione del consiglio di amministrazione, fissata il prossimo 17 aprile.
c.me.
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