Esportazioni italiane 2002: la moda più lenta rispetto al sistema Paese

Lo scorso anno le esportazioni italiane sono diminuite del 2,8% in valore, procurando un’ulteriore flessione della quota del nostro Paese sull’export mondiale. Nello stesso periodo la moda nel suo complesso (abbigliamento, calzature, pelletteria, gioielli e occhiali) ha subito un calo della domanda estera del 3,9%. Lo si evince dal confronto dei dati pubblicati in questi giorni dall’Ice, in collaborazione con l’Istat, con quelli emersi da uno studio realizzato da Pambianco Strategie d’Impresa.
In base al rapporto Ice, nel 2002 la quota italiana sulle esportazioni mondiali è passata dal 4 al 3,9% (a prezzi correnti) e dalle informazioni disponibili sui primi mesi del 2003 sembra che la discesa non accenni ad arrestarsi. Da gennaio ad aprile le esportazioni totali hanno segnato un –0,7% e i dati di maggio, disponibili solo con riferimento ai Paesi extra-Ue, mostrano una flessione del 13,7%, a causa principalmente delle tensioni createsi a livello internazionale.
Entrando più nel dettaglio, nel 2002 i prodotti tessili e l’abbigliamento made in Italy hanno totalizzato 27,4 miliardi di euro (il 10,3% delle esportazioni nazionali), con una flessione del 4,7% rispetto al 2001 (-7,5% per il tessile, -0,8% per l’abbigliamento). Le calzature hanno visto le esportazioni arrtrare a 13,3 miliardi di euro (5% del commercio estero italiano), in calo dell’8,7%. Va precisato inoltre che lo scorso anno il tessile-abbigliamento ha visto ridurre la propria quota di mercato dal 7,4% al 7,3%, mentre le calzature sono scese al 15,1% dal precedente 15,7%.
Passando alla ricerca realizzata da Pambianco Strategie d’Impresa, che tiene conto di tutti i comparti della moda (compresi abbigliamento, calzature, pelletteria, gioielli e occhiali), il 2002 ha rivelato un calo delle esportazioni globali del 3,9%, per un valore di 31,4 miliardi di euro. Il calo più pesante ha colpito la pelletteria (-9,8%), seguita dai gioielli (-7,8%), dalle calzature (-6,2%) e infine dall’abbigliamento ( -1,4%). Unico ambito in controtendenza è risultato quello degli occhiali, le cui esportazioni sono cresciute del 2,2%.
Il rafforzamento dell’euro ha indubbiamente contribuito a questi ribassi, se si conta che nel 2002 il dollaro ha perso il 14% del proprio valore nei confronti della valuta comunitaria, mentre lo yen si è svalutato del 5% (rispettivamente +1% e –9% nel 2001). E la situazione non accenna a migliorare: nei primi sei mesi del 2003, in base allo studio realizzato da Pambianco, la flessione è stata dell’8% per la divisa statunitense e del 7% per quella giapponese.
Ma quali sono stati i comparti della moda più penalizzati dall’indebolimento del dollaro? In pole position, sempre secondo Pambianco, si collocano la pelletteria e gli occhiali (per entrambi -15,7% le esportazioni negli Usa), seguiti dall’abbigliamento (-14,3%) e dalle calzature (-14,1%). Meno pesante il ribasso dei gioielli (-3,3%). Complessivamente l’export negli States ha segnato una diminuzione dell’11,2% a 5,3 miliardi di euro.
La perdita di poter d’acquisto della valuta nipponica ha invece colpito soprattutto l’abbigliamento (-10,5%) e la pelletteria (-9,3%), seguiti dalle calzature (-8,9%) e dai gioielli (-4%). In leggero recupero l’export di occhiali (+0,4%). In totale, le esportazioni in Giappone sono diminuite a 1,5 miliardi di euro (-9,2%).
e.f.
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