Export cinese di abbigliamento: Smi chiede le procedure di salvaguardia

La giunta di Smi ha deciso di richiedere l'attivazione, a livello europeo, di procedure di salvaguardia per frenare l'ingresso di varie tipologie di abbigliamento made in China. L'allarme è scattato con l'emergere di alcuni dati sull'export cinese nell'Ue a 27 Paesi.
Gli abiti femminili sono, infatti, cresciuti del 229% nei primi tre mesi dell'anno, rispetto all'analogo periodo del 2007, e il prezzo medio unitario si è ridotto del 30%, mentre le camicette hanno segnato un +178%, mentree il prezzo relativo è sceso del 29%. E non basta. Da Sistema Moda Italia riferiscono pure di un +112% in quantità e un -31% in valore per le T-shirt, di un +118% nelle esportazioni di reggiseni (-21% il prezzo) e di un +106% nei pullover (-39% il valore). I dati provvisori del mese di aprile indicano, inoltre, un'ulteriore impennata.
“Pur riconoscendo la grande opportunità che il mercato asiatico offre all'export italiano - ha sostenuto Michele Tronconi, vicepresidente vicario di Smi - non possiamo che ribadire la necessità del rispetto degli accordi assunti tra la Cina e l'Europa, nonché quelli sottoscritti in sede Wto”.
Tramite il vicepresidente Carlalberto Corneliani e il direttore generale Gianfranco Di Natale, Smi ha inoltre presentato al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, le priorità del settore, che vanno dall'azione pubblica di promozione del made in Italy presso i principali mercati esteri, all'agevolazione, in via permanente, della spesa per la realizzazione dei campionari (per esempio, tramite il riconoscimento di un credito d'imposta del 10%). Richieste inoltre iniziative di sostegno al reddito di tipo selettivo su modello della “rottamazione”, che a suo tempo ha favorito i settori dell'auto, del motociclo e degli elettrodomestici, oltre alla possibilità di portare in deduzione d'imposta la spesa per l'abbigliamento infantile, sulla scia di quanto recentemente introdotto per gli acquisti di medicinali presso le farmacie. Corneliani ha, da ultimo, sollecitato il ministro Scajola affinché ponga tutta la sua attenzione sul 'Made in', sottolineando come “un felice e favorevole accoglimento dell'etichettatura per i beni di provenienza extraeuropea possa realmente contribuire a rafforzare il peso delle aziende del settore tessile e moda italiano”. Il ministro, da parte sua, ha indicato come principale priorità il tema energetico.
e.f.
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