Fashion Economic Trends: il 2008, un anno non facile per il sistema moda

Più che la completa liberalizzazione degli scambi tessili in Europa e il rischio di una contrazione dell'economia statunitense, potrebbe essere la crisi di fiducia dei consumatori a penalizzare l'industria italiana della moda nel 2008. A meno che, nel caso specifico del nostro Paese, non siano prese misure di natura prevalentemente fiscale a sostegno dei redditi disponibili. Lo rivelano i Fashion Economic Trends della Camera Nazionale della Moda Italiana.
Come si legge in una nota, dopo sette trimestri di segno più, negli ultimi mesi del 2007 si è assistito a un'inversione del ciclo macro-economico, con una brusca frenata del tessile-abbigliamento e comparti limitrofi, che genera non pochi timori in tutta la filiera. Va detto però che, malgrado questa battuta d'arresto, le stime di crescita del turnover del sistema moda (che abbraccia anche la pelle, la pelletteria e le calzature) non hanno tradito le aspettative, con un incremento previsto sul 2006 pari al 2,9%, a quota 69 miliardi e 539 milioni di euro. Le proiezioni sull'export parlano di un +3,9%, pari a oltre 42 miliardi di euro, mentre l'import è avanzato del 4%, superando i 25 miliardi di euro. In questo quadro generale, complessivamente positivo, si sono progressivamente evidenziate alcune insidie: la stagnazione della spesa delle famiglie soprattutto nella Penisola, ma anche l'inversione di tendenza di un Paese come la Germania che, dopo il boom del 2006 e di buona parte del 2007, ha cominciato a rallentare il passo.
Fattori che si sono fatti sentire soprattutto negli ultimi quattro mesi: in particolare, nei settori a valle tutto è andato per il meglio nel primo e soprattutto nel secondo trimestre (con un fatturato in progresso rispettivamente del 2,6% e del 9,6%, in confronto con gli analoghi periodi del 2006), mentre il terzo trimestre si è limitato a un +1% e nel mese di ottobre si è avuto addirittura un arretramento del 3,7%. A monte, l'impasse si era già evidenziata nel secondo trimestre, con un +1,1% contro il +4,7% del gennaio-marzo e, tuttavia, un assestamento sia nel periodo luglio-settembre (+2,5%) che in ottobre (+3,7%). In questo ambito specifico, a soffrire è stata soprattutto la produzione, calata dell'1,1% nel secondo trimestre, del 3,1% nel terzo e del 3,3% in ottobre.
L'anno appena cominciato si apre all'insegna dell'incertezza. Secondo gli esperti dei Fashion Economic Trends, due tra le principali incognite sono legate ai futuri sviluppi della locomotiva tedesca e alle fluttuazioni valutarie: con valori di cambio prossimi a quello attuale, la variazione del giro d'affari a monte della filiera potrebbe essere prossima allo zero, ma in presenza di ulteriori indebolimenti del dollaro sull'euro è plausibile una perdita dello 0,5% per ogni punto di svalutazione permanente della divisa americana rispetto a quella europea. A valle, invece, si profilano due scenari: uno positivo, con un possibile +1,5% nel gennaio-giugno 2008 e un miglioramento nel luglio-dicembre, grazie a un'ipotetica tenuta della parte "non ciclica" della spesa per vestiario e calzature, ma anche a interventi fiscali che allentino la pressione sui redditi; e uno negativo, nel caso non si verificassero queste condizioni. "Sulla base dei dati disponibili - concludono i Fashion Economic Trends - il turnover complessivo dovrebbe incrementarsi dell'1%".
a.b.
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