Fashion Economics Trends: le incognite del 2009, dopo la gelata dell'autunno 2008

I Fashion Economic Trends della Camera Nazionale della Moda forniscono un preconsuntivo sull’industria del tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature nel 2008, evidenziando un calo del 4% del fatturato (a quota 66,5 miliardi di euro), un lieve aumento dell’export (42,6 miliardi, con un +1,2%) e dell’import (circa 25,5 miliardi, con un +1%). Il saldo con l’estero passa da 16,8 a 17,1 miliardi.
Le previsioni sul 2009 indicano un -5% sul fronte turnover, un -3,4% per le esportazioni, un -1% per le importazioni e la contrazione da 17,1 a 16 miliardi per il saldo.
Il quadro non è certo confortante, "ma sarebbe paradossale - dicono gli esperti di Cnmi - se un sistema produttivo come quello della moda italiana, che si è temprato e reso competitivo nelle difficoltà di inizio decennio, dovesse soccombere oggi, stretto dalla contrazione del credito e soffocato da una fase temporanea di crisi di fiducia dei consumatori.
I mesi più negativi dell'anno appena concluso sono stati settembre e soprattutto ottobre: nei comparti a valle, in particolare, il terzo trimestre ha incassato un -2,8% nel giro d'affari rispetto all'analogo periodo 2007, mentre a monte (tessile e pelle) il calo è stato quasi del 10%, con un -13% in ottobre.
Inutile negare che i consumi, non solo nella Penisola ma in tutta Europa, hanno risentito della minaccia della crisi, anche se un'indagine condotta da Hermes Lab per la Camera della Moda ha mostrato come, in occasione dello scorso Natale, i consumatori del nostro Paese non abbiano rinunciato, almeno nelle intenzioni, all'acquisto di capi di buona qualità e con adeguati contenuti moda. Il prezzo, comunque, è più che mai al centro dell'attenzione di chi acquista.
Quanto alle esportazioni, nei primi nove mesi del 2008 a mostrare un rallentamento sono state quelle tessili. Stabili invece quelle di abbigliamento e pelletteria, anche in territori come la Russia e le nazioni emergenti, in impasse nell'ultimo trimestre. Ancora nei nove mesi, l'import era in calo dell'1,6% e il saldo in progresso per 235 milioni di euro.
Tutti si chiedono come sarà il 2009, ma anche secondo i Fashion Economic Trends risulta molto difficile stilare una previsione: alcuni studi indicano una stabilizzazione dopo il panico, ma la durata e l'intensità della crisi "dipenderanno dalla decisione con cui i Governi sapranno intervenire su due principali aspetti: il ristabilimento di condizioni di funzionamento ordinate nell'ambito finanziario - e su questo i principali Governi hanno agito all'unisono - e il riavvio della crescita economica reale attraverso il rilancio dei consumi". Su questo terreno sembra ci sia ancora molto da fare. Nei comparti a valle, Cnmi prospetta un decremento del fatturato pari al 5% nella prima metà dell'anno, mettendo un punto interrogativo sulla seconda. "Dovesse prevalere anche nell'Europa continentale l'orientamento dei Paesi anglosassoni - si legge - dove per esempio Gordon Brown ha varato una misura straordinaria di riduzione temporanea dell'Iva, il riavvio dei consumi potrebbe manifestarsi in tempo per migliorare la chiusura d'anno, mantenendo la contrazione dei ricavi sotto la soglia del 5%". Ma se si imporrà l'attendismo, le cose potrebbero andare molto peggio, con la possibilità di scendere anche oltre il -5%.
a.b.
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