Federazione Moda Italia: urgono provvedimenti per contrastare la crisi

"A chiusura di Milano Moda Uomo e Pitti Immagine Uomo serve un patto con banche e industria per contrastare la forte tendenza negativa nel settore moda", dichiara Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia. Entrambe le manifestazioni hanno registrato un calo delle presenze dei compratori italiani, a conferma delle forti difficoltà che sta attraversando il dettaglio plurimarca di qualità.
Nonostante i dati positivi che confermano il buon momento delle griffe - con una crescita a doppia cifra dei fatturati di gran parte dei gruppi italiani che riescono a macinare utili anche e soprattutto grazie all'export - si evidenzia nella Penisola, nel primo trimestre 2012, un calo complessivo delle vendite del 3,2%.
A giugno 2012, secondo l'indagine commissionata da Federazione Moda Italia ad AstraRicerche, si sono raggiunti livelli record di una crisi che non sembra voler concedere tregua, con poco meno di 30 milioni di italiani (il 71,4%) tra i 18 e 69 anni insoddisfatti della propria condizione economica e con un sentiment (il clima di fiducia) che ha raggiunto il punto più basso dal dopoguerra, toccando la soglia negativa del 66%.
"Stiamo assistendo a una impasse dei consumi mai vista, che sta colpendo soprattutto il settore moda - commenta Borghi -. A soffrirne di più sono i negozi plurimarca di qualità, che operano sul mercato interno, con una caduta del 8,6% delle vendite nel 2011. Relativamente meno problematica è la situazione per i grandi brand, le catene, gli outlet e il commercio on-line, sicuramente sostenuti dalla domanda della clientela estera".
Negli ultimi 15 mesi, nel dettaglio di abbigliamento, calzature, pelletterie, accessori, tessuti per la casa e articoli sportivi hanno chiuso 15.996 aziende, a fronte di 8.379 nuove imprese, con un saldo negativo della "nati-mortalità" di 7.617 imprese, pari al 5,2% del totale.
"La crisi economico-sociale - prosegue Borghi - continua ad avvitarsi su se stessa colpendo una percentuale sempre maggiore di famiglie e di individui, spinti a veder nero sul proprio futuro. In questo contesto, è naturale che non ci sia propensione ad acquistare".
"I consumi sono spinti da due motori: il reddito disponibile delle famiglie (che è tra i più bassi d'Europa, con un potere di acquisto diminuito nel 2011 dello 0,5%) e il sentiment, che è ai minimi storici - prosegue il presidente di Federmoda - . In attesa di una risposta dalle istituzioni che attendiamo con urgenza, serve più che mai un patto con industria e banche: ai primi proponiamo di rivedere le condizioni generali di vendita e ai secondi di garantire le forniture, attraverso i nostri Confidi, ".
e.c.
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