Fiamp: saldo attivo, ma export in frenata per l’accessorio moda e persona

Iniziano a risentire della crisi generalizzata dei consumi i dati relativi ai settori che aderiscono alla Fiamp, la Federazione Italiana dell’Accessorio Moda e Persona: nel primo semestre dell’anno in corso calzature, concia, occhialeria, pelletteria e gioielleria hanno realizzato esportazioni per oltre 10 miliardi di euro (-2,4% sul primo semestre 2007) e un saldo attivo di 5,4 miliardi di euro.
In base alle elaborazioni realizzate dalla Fondazione Edison per Fiamp, l’export dei singoli comparti evidenzia, nel secondo trimestre 2008, un andamento negativo per le imprese attive nella concia (-14,5%), nella gioielleria (-11,9%) e nelle calzature-componenti (-1,8%). Anche l’occhialeria, dopo un periodo di sviluppo che proseguiva dal quarto trimestre del 2004, subisce una brusca frenata per quanto concerne le esportazioni: -8,1% è il dato del periodo. È immune da flessioni la pelletteria, le cui vendite all’estero sono cresciute nel secondo quarter dell’anno del 5,7%.
A penalizzare le esportazioni complessive del “sistema” Fiamp sono stati soprattutto gli Stati Uniti, primo Paese cliente per l’accessorio made in Italy: nel periodo aprile-giugno 2008 i flussi verso questo mercato sono crollati del 26,2%, attestandosi a 490 milioni di euro. Nella classifica dei primi 20 Paesi di destinazione dell’export di questo macro-settore spiccano gli incrementi di vendite realizzati in Grecia (+27%), Federazione Russa (+13,1%), Austria (+5,3%) e Belgio (+2,9%). Particolarmente negativo invece l’andamento dell’export verso il Regno Unito (-22,8%) e il Giappone (-16,4%).
“Dopo alcuni periodi positivi ritorniamo a dover tirare la cinghia e, contemporaneamente, a sorreggere le sorti dell’economia italiana”, ha commentato Rossano Soldini, presidente di Fiamp, da sempre in prima linea nel chiedere alle istituzioni che il mercato internazionale sia disciplinato da regole certe, che servano da deterrente a comportamenti scorretti sul fronte delle condizioni di lavoro degli addetti, della salute del consumatore e del rispetto dell’ambiente.
“La richiesta dell’etichettatura di origine sulle merci importate e di severi controlli sui materiali e i processi produttivi utilizzati non è una forma di protezionismo – ha chiarito – ma un modo per proteggere l’economia sana, che produce ricchezza”.
e.a.
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