Filati lanieri per l’industria: consuntivo 2002 e previsioni in un report di Databank

Nel 2002 la produzione italiana di filati lanieri destinati all’industria ha subito una flessione dell’11,4% in quantità (-11,9% i filati per tessitura e –10% quelli per maglieria) e del 13,6% in valore. Lo rivela un report di Databank dal quale emergono prospettive non troppo rosee per la fine di quest’anno: la flessione produttiva dovrebbe oscillare fra l’1 e il 5%.
Le esportazioni del comparto hanno registrato un calo del 7,2% in quantità e dell’8,3% in valore. La richiesta di filati made in Italy è da riferire soprattutto all’Europa, con Germania, Francia, Regno Unito e Belgio fra i principali buyer. Le importazioni, invece, hanno subito in calo del 2,7% in quantità e del 6,3% in valore.
Come spiega la società di ricerche milanese, nel periodo preso in esame la redditività delle aziende è stata colpita dal rialzo delle quotazioni delle materie prime, che non si è potuto trasferire sui prezzi di vendita. Questo ha innescato una corsa al ribasso dei prezzi fra i competitor, che ha portato il valore dei filati anche al di sotto dei prezzi di listino. Nella fotografia di Databank le aziende più qualificate hanno tentato di difendersi dalla congiuntura sfavorevole riposizionando il mix di prodotto, valorizzando i filati misti lana classici e lanciando articoli di tendenza a prezzi più equilibrati.
La situazione attuale vede la produzione al di sotto dei livelli di normalità: la fase critica colpisce tutte le tipologie di filati lanieri, dai classici a quelli fantasia. Non facilitano le cose la scarsa produzione di lana Australiana e la congiuntura sfavorevole per i principali Paesi utilizzatori. A rincarare la dose anche le tendenze moda favorevoli alla camiceria, che penalizzano i filati per maglieria e una domanda sempre più orientata all’abbigliamento informale, che colpisce i filati per tessitura.
e.f.
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