Filatura laniera italiana: un anno all’insegna della stabilizzazione

Un anno all’insegna della stabilizzazione per il settore della filatura laniera italiana: dopo aver perso quasi il 25% del proprio fatturato tra il 2002 e il 2003, nel 2004 l’attività produttiva si è infatti assestata a poco meno di 2,8 miliardi di euro (-0,7%).
Segnali analoghi giungono dall’analisi dell’andamento dei quantitativi prodotti: il 2004 si è infatti chiuso con una produzione di 342 milioni di chilogrammi, con un lieve calo (-0,9%) rispetto ai livelli dell’anno precedente. I valori complessivi risultano però disomogenei fra le diverse tipologie produttive: è del 7,5% la perdita registrata dai filati destinati al mercato della maglieria (dopo il decremento cumulato nel 2002-2003 superiore al 21%) dell’11% la contrazione dei prodotti pettinati, del 4% invece l’aumento per il segmento cardato.
Migliori le performance registrate dalle tipologie destinate alla tessitura, che hanno segnato un incremento del 5% e rappresentato il 47,2% degli oltre 342 milioni di chilogrammi di filo prodotti lo scorso anno.
Sul fronte delle scelte di localizzazione, le ricerche campionarie di Sistema Moda Italia evidenziano una tendenza crescente ad allocare all’estero parte della produzione: le filature oggetto di indagine hanno infatti realizzato fuori dai confini nazionali il 16,5% della produzione complessiva del 2004. Tale quota non superava il 13,1% solo un anno prima.
Dopo due anni hanno segno positivo (+10,5%) anche le esportazioni: un recupero molto evidente per la filatura cardata (180 milioni di euro, +14,9%) e più contenuto (+3,1%) per il comparto pettinato (quello più rilevante, in termini di esportazioni, con i suoi 370 milioni). Per i filati acrilici la variazione è stata del +5,1% (103 milioni di euro), per i filati misti fibre sintetiche/lana del +8% (155 milioni), mentre per i filati per aguglieria del +53,1% (105 milioni), trainata soprattutto dal filo in fibra chimica.
Relativamente alle aree di sbocco, la Ue25 ha assorbito oltre il 57% dei quantitativi esportati e il 46,5% dei flussi in valore in uscita. All’interno dell’Unione, tuttavia, è cresciuto il peso dei nuovi membri, rispetto ai “vecchi” 15 Paesi: mentre le esportazioni (in valore) dirette verso questi ultimi sono aumentate del 7,2%, le vendite realizzate dalle aziende italiane nei dieci nuovi partecipanti all’Ue sono salite del 36,6%, fornendo ormai un contributo rilevante (8,2%) al fatturato realizzato oltreconfine.
Sui mercati extra-Ue i risultati più soddisfacenti sono arrivati dagli Stati Uniti, che hanno più che raddoppiato gli acquisti dall’Italia (+124,6%), assorbendo circa il 7% dell’export totale. Stazionari invece i flussi diretti a Hong Kong, anche se è riscontrabile una crescita dei filati cardati (+30% circa) e una diminuzione dei filati pettinati (-4,1%).
Sul versante delle importazioni si è assistito a notevoli incrementi (+13,4% nei controvalori e +19% nei quantitativi), che si sono riflessi in significativi rialzi nei rapporti di import penetration, ossia della quota di domanda interna soddisfatta da prodotti importati: nei dati in valore, ad esempio, questa è cresciuta dal 13% del 2003 al 15,2% dello scorso anno.
Nello specifico, la Ue25 ha fornito alla nostra industria oltre il 50% dei quantitativi importati complessivamente. Maggior peso l’hanno avuto i dieci nuovi aderenti: mentre le importazioni (in quantità) provenienti dai 15 sono diminuite del 3,1%, i flussi in arrivo dai nuovi membri Ue sono aumentati del 13%, rappresentando quasi il 19% degli acquisti complessivi effettuati oltreconfine. Se a questi dati si aggiungono quelli relativi alla Bulgaria (con flussi più che raddoppiati e una quota dell’11,2% sull’import totale) e alla Romania (+22,7% e una quota pari al 16%), risulta evidente la modifica in atto nelle direttrici produttive e di trade della filatura.
Quanto alle previsioni per il 2005, si evidenziano aspetti contraddittori. Per le produzioni destinate alla maglieria, il deterioramento del quadro congiunturale ha molto a che fare con il boom delle importazioni cinesi di prodotti finiti, seguito alla fine dell’Accordo Multifibre: il primo trimestre del 2005 ha visto incrementare l’import dalla Cina addirittura del 1.551%. Lievemente più positivi i segnali relativi alla filatura: nei primi tre mesi, grazie al buon andamento dei filati a prevalenza di lana e peli fini, sia cardati (+5,1%) sia pettinati (+6,1%), il fatturato estero del comparto si è mantenuto leggermente in crescita (+0,5%). Sul fronte delle importazioni si è verificato invece un lieve cedimento, sia nei volumi (-2,2%) sia nei controvalori (-1,5%). Con importazioni in calo ed esportazioni abbastanza stabili, l’attivo commerciale del comparto della filatura (pari a 85 milioni di euro), nel primo trimestre 2005 è risultato superiore di oltre 2 milioni rispetto al corrispondente periodo del 2004.
a.t.
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