Filiera pelle: -8,4% il fatturato nel 2003

E' un quadro a tinte fosche quello relativo alla filiera pelle, tratteggiato dall’Area Centro Studi di Sistema Moda Italia per Pitti Immagine in occasione di ModaPelle. Nel 2003 il settore della conceria italiana ha registrato un calo della produzione del 3,3% e un cedimento in termini di fatturato dell’8,4%, portando il valore complessivo delle vendite sotto quota 6 miliardi di euro.
La differenza di valori fra l’andamento dell’attività produttiva e il fatturato evidenzia il tentativo delle aziende di difendere le proprie quote di mercato, anche a costo di sacrifici sui margini.
Una flessione significativa (-16,8%) ha riguardato i flussi in uscita: nove dei dieci maggiori territori di sbocco delle aziende conciarie italiane (che lo scorso anno hanno realizzato all’estero circa il 55% del proprio fatturato) si sono mostrati in calo (ad esempio Hong Kong del 9,4%) e in alcuni casi si è assistito a vere e proprie débâcle (flessioni superiori al 20% hanno interessato Stati Uniti, Spagna, Germania e Francia).
Gli unici mercati verso i quali le imprese italiane della pelle hanno mantenuto sostanzialmente inalterate le loro posizioni sono stati Romania, Cina e Polonia, Paesi in cui è più forte la delocalizzazione italiana a livello di produzione a valle della filiera (calzature, pelletteria e arredamento).
Segno meno anche per i flussi in entrata (-22,2%). In questo caso l’unica nota in controtendenza è rappresentata dagli Stati Uniti, dai quali l’industria della trasformazione italiana, favorita dai cambi, ha incrementato del 7,4% i propri acquisti.
L’inizio del 2004 non si prospetta più facile: a fine 2003 l’Istat misurava una flessione tendenziale prossima al 15% per gli ordinativi.
e.a.
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