Fismo-Confesercenti: il retail italiano di moda continua a soffrire

Dopo un 2011 da dimenticare per tre dettaglianti di abbigliamento su quattro, secondo un'indagine svolta da Fismo-Confesercenti anche per quest'anno le previsioni restano critiche: solo l'8% degli interpellati ipotizza un miglioramento del business. I fatturati sono in flessione in media del 20-30%, con maggiori sofferenze registrate nei piccoli centri rispetto alle grandi città.
Questo, in estrema sintesi, è quanto emerso dal sondaggio svolto da Fismo - Federazione Italiana Settore Moda aderente a Confcommercio - su un panel di mille commercianti in tutta la Penisola, i cui risultati sono stati presentati ieri a Roma.
Per affrontare al meglio le difficoltà, il 40% degli interpellati cerca di ridurre i listini di vendita, cercando di ottenere dai fornitori prezzi più convenienti, mentre il 33% interviene sugli approvvigionamenti, tagliando gli acquisti.
"Nel corso degli ultimi cinque anni i redditi di impresa si sono contratti del 32% - ha affermato Roberto Manzoni, presidente di Fismo - Non sta calando, però, la qualità dell'offerta del core business, considerata dagli esercenti il principale biglietto da visita del negozio: i commercianti, infatti, solo se costretti affiancano articoli di fascia più bassa per recuperare clientela o battere la concorrenza".
"Il comparto, composto nel nostro Paese da 158.395 negozi di abbigliamento e calzature, impiega circa 320mila persone di cui 154mila dipendenti - ha sottolineato Manzoni -. Ma nonostante le attuali difficoltà solo il 9% degli interpellati pensa di intervenire riducendo il personale. In generale, si tende a difendere il patrimonio di conoscenze che rappresenta il valore aggiunto del settore".
"La situazione critica dell'intera filiera del settore moda rischia di diventare insostenibile, se il governo non varerà in tempi veloci una politica di sostegno nei confronti della piccola e media impresa distributiva del made in Italy - ha concluso il presidente -. La Fismo boccia le liberalizzazioni, a partire dalle aperture domenicali, e chiede interventi strutturali con misure di agevolazione fiscale e concreti interventi per scongiurare il temuto aumento dell'Iva, che ridurrebbe ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie".
e.c.
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