Fondaco dei Tedeschi: il piano de La Rinascente

La puntata precedente era stata a febbraio, quando erano fioccati interrogativi e polemiche sull'annunciato restyling, a opera di Rem Koolhaas, del Fondaco dei Tedeschi, dal 2008 di proprietà di Edizione, finanziaria dei Benetton. Ieri la visita allo storico edificio veneziano di Alberto Baldan, a.d. de La Rinascente, ha fugato ogni dubbio: la società è pronta a investire tra i 15 e i 18 milioni di euro per realizzare in questa location un "grande magazzino" sui generis. Ma l'ultima parola spetta al Mibac.
Baldan si è trattenuto a lungo negli ambienti di quello che nel Cinquecento fu un punto di approdo, incontro e affari per i mercanti provenienti dalla Germania - e che è finito per ospitare, fino al 2007, gli uffici delle Poste -, insieme a esponenti dello studio Oma di Rem Koolhaas e di Edizione Property.
Sembra che per il restyling La Rinascente sia pronta a mettere sul piatto 15-18 milioni di euro, più altri 20 che, secondo fonti di stampa, sarebbero in carico al Gruppo Benetton: l'obiettivo è, seppur con le dovute differenze, riportare lo storico building da oltre 7.400 metri quadri allo spirito delle origini, allestendo un department store di ultima generazione ("Non un centro commerciale", ha precisato il manager), ma senza voltare le spalle alla Venezia più autentica, grazie alla presenza di negozi dedicati ai prodotti dell'artigianato locale, come i celeberrimi vetri di Murano. Uno spazio aperto dalle 9 di mattina all'una di notte, che dovrebbe essere dominato da una terrazza con vista mozzafiato sulla Serenissima, dotato di un auditorium all'ultimo piano e di altre aree di intrattenimento e socializzazione nel "campiello" a pianterreno ("Un grande salotto"), destinate a eventi culturali, dal cinema al balletto, fino alle mostre, magari in sinergia con la Biennale. Se tutto andrà per il verso giusto - tra i nodi da sciogliere ci sono l'impatto sull'antica struttura delle scale mobili, irrinunciabili per Rinascente, e la messa a punto della terrazza di cui sopra -, l'opening dovrebbe avvenire nel 2015 e i posti di lavoro creati ex novo aggirarsi intorno ai 400: ma tra il dire e il fare c'è di mezzo un intricato iter burocratico, con l'ultima parola affidata al ministero dei Beni Culturali, il quale a oggi non si è ancora pronunciato sull'iniziativa.
a.b.
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