Franchising: cosa cambia con la nuova legge

In occasione dell’approvazione da parte del Parlamento della nuova normativa sull’affiliazione commerciale, la Federazione Italiana Franchising ha organizzato oggi a Roma un incontro per un’analisi approfondita del nuovo testo di legge.
Il convegno, realizzato da FIF in collaborazione con l’Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato (UNIDROIT) e con la Confesercenti, ha offerto l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte del settore.
“È una legge che aspettavamo da tempo e di cui avevamo tanto bisogno - ha detto Patrizia De Luise (presidente FIF) – che serve a fare chiarezza sul settore e tutelare al tempo stesso i soggetti interessati, ossia l’affiliante e l’affiliato, figure entrambe associate FIF”.
Non si tratta tuttavia di una legge che entra nel merito della contrattualisitica tra i due soggetti, bensì di una sorta di “legge quadro” abbastanza snella (solo 9 articoli), che pone dei precisi paletti dando al settore quella certezza del diritto che prima mancava.
“In Italia, infatti, il settore del franchising era simile a una sterminata prateria, in cui non mancavano furbizie e abusi” ha aggiunto l’onorevole Antonio Mazzocchi della Commisione Attività Produttive – Camera dei Deputati.
Per la redazione della legge, il cui iter è iniziato nel 1997, il legislatore si è ispirato a normative già presenti in altri Paesi (Stati Uniti, Canada, Francia, Spagna), oltre a verificare la conformità con il diritto comunitario (Regolamenti CE 4078/88 e 2790/99).
Quali sono, dunque, gli elementi di novità introdotti dalla normativa? Innanzitutto è stata fornita una definizione del termine “franchising”, etichetta sotto la quale spesso in passato hanno trovato riparo attività che nulla hanno a che fare con l’affiliazione.
Quindi sono stati identificati obblighi e responsabilità dell’affiliante, in precedenza solitamente in una posizione privilegiata rispetto all’affiliato.
Gli elementi di maggior interesse sono però quelli relativi agli obblighi precontrattuali e la possibilità, in caso di controversie, di ricorrere alla conciliazione presso le camere di commercio.
La conseguenza più immediata per gli operatori sarà l’adeguamento contrattuale alla nuova normativa degli accordi di affiliazione, a partire dall’anno successivo alla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale (non ancor avvenuta).
Anche il sistema bancario ha espresso la sua soddisfazione per l’inquadramento giuridico della materia, che potrebbe così consentire un miglior dialogo tra le banche e le piccole e medie imprese. “
Un segnale molto importante per lo sviluppo del commercio, dei servizi, del turismo, e quindi dell’economia nel suo complesso” ha sottolineato Marco Venturi, presidente di Confesercenti.
Il nuovo quadro di riferimento potrebbe infatti facilitare soprattutto le Pmi nella ricerca delle soluzioni organizzative a loro più congeniali.
g.g.
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