French Connection nel mirino di Baugur? Voci insistenti, al termine di un semestre difficile

Calo dei ricavi, a causa della flessione della domanda per le collezioni estive, e discesa degli utili. French Connection chiude i primi sei mesi dell’anno con segno meno e lancia un allarme profitti per la fine dell’esercizio. Intanto il gruppo islandese Baugur porta la sua quota nel gruppo britannico al 9,45%.
Il lato più critico della domanda è rappresentato dal Regno Unito, dove i consumi sembrano ristagnare, mentre il Nord America potrebbe rivelare un progresso, soprattutto nel segmento all’ingrosso.
Il fashion retailer inglese ha subito una contrazione delle vendite dell’8% a 117,9 milioni di sterline. I profitti operativi hanno totalizzato 4,7 milioni di sterline, in diminuzione del 16,3% rispetto alla prima metà del 2004. L’utile prima della gestione straordinaria ha segnato invece 5,1 milioni di sterline, dai precedenti 16,2 milioni.
Nelle previsioni della società, l’utile lordo dovrebbe attestarsi tra 20 e 25 milioni di sterline, -39% dai 32,9 milioni dell’esercizio 2004.
Ma c'è dell'altro. Sembra che French Connection sia nel mirino di Baugur: il gruppo islandese è entrato in possesso di 6,2 milioni di azioni del brand, portando la propria quota da 2,95% a 9,45%, grazie a un investimento di 18 milioni di sterline.
Baugur è quindi diventato il secondo azionista di French Connection dopo il fondatore e presidente Stephen Marks, che detiene il 42% del pacchetto azionario. La società islandese controlla numerosi asset in Gran Bretagna, fra cui le catene Oasis, Whistles, Karen Millen, Coast, MK:One, Jane Norman, il famoso toy store Hamley's, le gioiellerie Goldsmith's e la catena di supermercati Iceland.
p.o.
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