Gaetano Marzotto: “Il made in Italy deve fare squadra”

A fronte di una ripresa con velocità diverse a seconda dei vari mercati, Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, invita imprese e Governo a fare squadra per sostenere il made in Italy nel mondo.
E Marzotto ha fatto l’esempio del Gran Premio di Formula 1 in programma l’anno prossimo in Cina - a Shanghai il 26 settembre - che coinciderà anche con un raduno mondiale della Ferrari. “Sarebbe un’importante occasione per presentare il meglio del made in Italy – ha detto Marzotto - unendo le forze pubbliche e private”.
Quanto alla situazione dei mercati, il comunicato economico di Pitti Immagine (a cura dell’Area centro Studi di Sistema Moda Italia) parla, per il consuntivo tessile-abbigliamento del 2003, di “un cedimento dell’ordine del 4%, analogo a quello che ha già caratterizzato lo scorso anno”. L’effetto sarà di trascinare il fatturato del settore poco al di sopra dei 44 miliardi di euro e di portare così la perdita di vendite cumulata nell’ultimo biennio a circa 3,7 miliardi di euro.
Le esportazioni segnano il passo con un –4,7 a 26.364 milioni di euro (59,8% del fatturato contro il 60,3% dello scorso anno) e frenano anche le importazioni che calano del –2,3% a 13.931 milioni di euro. Il saldo del settore scende quindi a 12.432 milioni di euro rispetto ai 13.406 milioni di euro del 2002.
“Sui mercati comunitari – prosegue la nota - si sono fatti sentire gli effetti di un quadro macroeconomico dell’Unione Eurpea ancora molto debole, che si è tradotto in ulteriori flessioni per le esportazioni italiane in Germania (-11,9%), Francia (-3,6%) e Regno Unito (-13,6%), rispettivamente primo, secondo e quinto mercato di sbocco per l’industria italiana”.
Quanto ai mercati extra-europei, flessioni superiori al 6% sono state registrate negli Stati Uniti (terzo mercato di sbocco) e in Asia; in entrambi i casi, un ruolo determinante è stato giocato dall’apprezzamento dell’euro che ha ridotto la competitività delle imprese italiane. Nei mesi estivi c’è stato però un recupero che ha riguardato il mercato americano e alcune importanti piazze asiatiche, soprattutto il Giappone.
Sul fronte import, allarmanti i dati relativi alla Cina che già nel 2002 aveva coperto, da sola, il 6,5% del totale dei consumi finali di abbigliamento italiani (dato calcolato sul valore, perché in termini quantitativi l’import-penetration cinese risulterebbe decisamente maggiore): nella prima metà del 2003 l’incremento delle importazioni del gigante asiatico ha superato il 14% in valore e il 38% in quantità.
Sul mercato nazionale, i timidi segnali di risveglio dei consumi finali che si erano avvertiti nei primi due mesi del 2003, non sono stati consolidati nei mesi successivi, portando così a -0,6% il bilancio complessivo del primo semestre.
“L’eredità della prima metà dell’anno risulta quindi molto pesante – prosegue la nota - e lascerà tracce evidenti nel bilancio definitivo del sistema moda italiano nel 2003; risulta infatti difficile ipotizzare una rapida ripresa nei mesi finali dell’anno”. Una svolta potrebbe arrivare dalle vendite natalizie, visto il contesto progressivamente meno penalizzante per le famiglie italiane. In assenza di questi impulsi positivi nella parte finale dell’anno, il bilancio finale del 2003 potrebbe risultare ancora peggiore del previsto.
La nota economica conclude con un accenno al futuro dei consumi finali di abbigliamento maschile che, secondo AcNielsen Sita, dovrebbero ricominciare a svilupparsi (in termini reali) a ritmi attorno al +2% già a partire dal prossimo inverno, grazie anche a un’attesa inversione di tendenza per il capospalla classico maschile, dopo otto stagioni ininterrotte di flessione.
c.mo.
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