Gaetano Marzotto: "Segnali di ripresa ma occorrono scelte coraggiose"

"Incrociando le dita qualche segnale positivo cominciamo a vederlo" ha detto oggi il presidente di Pitti Immagine, Gaetano Marzotto, aprendo la tradizionale conferenza stampa di presentazione della prossima tornata di saloni fiorentini. I dati del Centro Studi di Smi per Pitti – un anticipo di un quadro settoriale definitivo del 2008 che sarà pronto tra qualche settimana – parlano di un calo del -3,1% del fatturato del tessile-moda, che si attesta a 52.513 milioni di euro.
Il dato è il risultato di una situazione particolarmente grave per tessuti e filati e di una maggiore capacità di tenuta dell’abbigliamento. Più forte la frenata della produzione, scesa del 4,6% (a 43.133 milioni) a conferma di una focalizzazione del made in Italy verso l’alto di gamma.
Alla voce export, il vestiario cresce del 4,6% in valore (addirittura +9,5% per la maglieria) ma non compensa il -9,5% registrato dalle aziende a monte della filiera e le vendite all’estero del settore nel suo complesso chiudono l’anno a 27.774 milioni di euro, pari al -1,1%: una variazione di segno negativo che non si verificava dal 2005.
Nella classifica dei mercati di destinazione la Francia (che cresce dell’1,2%) supera la Germania (-6,6%) e la Russia (+8,8%) sorpassa gli Stati Uniti (-11,1%). Sempre in sofferenza il Giappone (-10,3%) mentre prosegue l’avanzata del made in Italy in Cina (+11,9%): in rallentamento invece la piazza di Hong Kong (-1,5%).
Stabile l’import a -0,8%, conseguenza di un drastico calo per il tessile (-8,9%) e di una crescita della moda (+3,9%): in pole position la Cina, che copre quasi un quarto delle importazioni nazionali del comparto. Il saldo del settore scende a 10 miliardi di euro, con una variazione del -1,6%.
Particolarmente interessanti i dati dell’andamento del primo trimestre 2009, uno dei momenti più difficili nella storia del sistema moda italiano: Smi stima una flessione del fatturato del -15,1%. Anche qui occorre fare un distinguo tra il tessile che registra un drammatico -27,7% e i settori a valle, dove la caduta si ferma attorno al -6,3%. La raccolta ordini tra gennaio e marzo fa registrare un -12,4%. Quanto all’export, i dati Istat dei primi due mesi dell’anno, se pur provvisori, evidenziano una flessione superiore al -30% per i semilavorati, mentre per l’abbigliamento il calo è “solo” del 10%.
Come dichiarato da Marzotto, a partire da aprile il settore sembra essersi lasciato alle spalle i momenti peggiori e si va diffondendo la consapevolezza di un “timido rimbalzo”, fatto che potrebbe “contribuire a rovesciare - spiega il presidente di Pitti - un fattore psicologico che ha avuto una parte significativa nel determinare la dimensione di questa crisi”.
Marzotto ha auspicato però che questa iniezione di ottimismo "non induca i governi a rallentare le azioni di sostegno all’economia": è importante che venga affrontato con urgenza il problema dell’accesso al credito e spinto ulteriormente il rilancio dei consumi. “È il momento di scelte coraggiose - conclude Marzotto -. I prossimi appuntamenti di Pitti mostreranno il coraggio e l’innovazione delle imprese. Ci aspettiamo lo stesso atteggiamento da parte di tutti gli attori”.
c.mo.
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