Gruppo Miroglio: cassa integrazione e mobilità, cercando di tutelare i lavoratori

Le difficoltà del mercato hanno messo in crisi il settore dei filati e dei greggi, tanto che il Gruppo Miroglio ha annunciato di aver avviato processi che porteranno alla chiusura dello stabilimento di Ginosa (Taranto) e di aver chiesto la cassa integrazione per quelli di Guarene, Govone, Saluzzo e per il Centro direzionale di Alba.
Per quanto riguarda lo stabilimento di tessitura e torcitura della provincia di Taranto, che impiega 230 persone, la società sta lavorando in stretta collaborazione con le autorità locali e le istituzioni: è stato infatti aperto un tavolo tecnico presso il Ministero dello Sviluppo Economico, al fine di reindustrializzare l’area e riconvertire il personale attraverso programmi di formazione e riqualificazione.
Non va meglio la situazione per gli stabilimenti nel distretto di Alba: al transfer di Guarene è stata chiesta la cassa integrazione per tutti i 120 lavoratori per uno o due giorni la settimana, per 13 settimane a partire da fine mese; per la stamperia di Govone, la cassa integrazione interesserà 430 dipendenti. Stessa sorte per i 30 impiegati nel Centro direzionale di Alba e i 120 lavoratori della filatura di Saluzzo. Nel magazzino finiti tessuti di Alba è previsto il trasferimento di 85 addetti su 100 nella struttura in costruzione a Castagnole Lanze.
Tutti i provvedimenti presi dal Gruppo Miroglio dipendono dalla difficile situazione economica generale, che non ha risparmiato una realtà che ha chiuso il 2008 con ricavi ancora superiori al miliardo di euro. Obiettivo primario dell’azienda resta quello di reagire con flessibilità, tutelando al massimo gli interessi dell’organico.
e.b.
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