Hilfiger: semestrali in calo e incentivi al management

Dopo il passaggio di mano ufficializzato lo scorso 23 dicembre, che ha visto Apax aggiudicarsi la Tommy Hilfiger Corporation per 1,6 miliardi di dollari, l’azienda americana ha comunicato i risultati del primo semestre 2005 (chiuso il 30 settembre), che vedono il fatturato scendere del 4,8%, a causa dell’andamento negativo delle vendite sul mercato domestico.
La crescita sulle piazze estere (dove il gruppo ha registrato un +15,2%, raggiungendo un giro d’affari di 279,6 milioni di dollari) e l’incremento del 14,8% che ha interessato il settore retail sono stati compensati negativamente dalle perdite negli Stati Uniti, dove le vendite all’ingrosso sono scese del 33,3%, a 235 milioni.
Nei giorni scorsi l’azienda ha messo a punto un piano di incentivi per i dirigenti che decideranno di restare in Tommy Hilfiger almeno nei sei mesi successivi all’acquisto da parte del fondo inglese di private equity Apax.
Nel complesso, il gruppo sborserà 12 milioni di dollari per assicurare, almeno nelle intenzioni, un passaggio di mano senza traumi né ripercussioni economiche. Il piano prevede bonus per 300 mila dollari al coo Robert Rosenblatt e al cfo Joseph Scirocco. Esclusi dagli incentivi, invece, il ceo David Dyer - che sarà sostituito da Fred Gehring (attualmente responsabile europeo del gruppo) in primavera - e lo stesso Tommy Hilfiger, fondatore e presidente onorario della società.
Quest’ultimo dovrebbe siglare un accordo separato con Apax, in base al quale riceverà lo stesso trattamento economico previsto attualmente, ovvero tra i 14 e i 18 milioni di dollari annui. Inoltre, lo stilista diventerà azionista nel nuovo gruppo.
Infine, la Phillips-Van Heusen è in trattative con Apax per una collaborazione nella nuova gestione di Tommy Hilfiger sul mercato statunitense. L’azienda americana ha già lavorato assieme alla compagnia inglese (che è tra i suoi azionisti), per l’acquisto di Calvin Klein avvenuto nel 2002.
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