Hilfiger: vendite in calo del 7,9% nel terzo trimestre 2005 e previsioni negative per l’intero anno

Risultati deludenti nel terzo trimestre 2005 (chiuso il 31 dicembre) per Tommy Hilfiger Corporation, che ha registrato una flessione del 7,9% nelle vendite (attestate a 396 milioni di dollari) e prevede un calo del fatturato complessivo per l’anno fiscale in corso e una frenata degli utili.
A frenare la crescita del gruppo, che attende un cambio nella gestione il prossimo aprile, è soprattutto la performance negativa del settore wholesale negli Stati Uniti, che scende del 36,3% (a 107,5 milioni) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato, questo, che la crescita del comparto retail sia negli Usa sia all’estero non riesce a compensare. In diminuzione anche i profitti, che cedono il 23% e si attestano a 15,5 milioni di dollari.
Mentre sul mercato domestico la crisi del settore wholesale investe tutti i segmenti della produzione (menswear, childrenswear e womenswear), il giro d’affari del comparto è salito sia in Canada sia, soprattutto, in Europa, mettendo a segno, nelle due regioni assieme, un +4,1% e raggiungendo gli 80,6 milioni.
Buone notizie, invece, dal retail: nei suoi 223 negozi il brand ha ottenuto un fatturato di 185,8 milioni di dollari (+12,4%), mentre le licenze hanno visto nel trimestre una crescita dell’8,4%, attestandosi a 20,6 milioni.
Per l’intero anno fiscale in chiusura il 31 marzo 2006, Hilfiger prevede un calo del 35% del wholesale negli Stati Uniti, che contribuirà a una diminuzione complessiva delle vendite. Inoltre, i costi della riorganizzazione dell’azienda (volti a sviluppare le vendite wholesale in tutto il mondo, così come il settore retail) andranno a incidere sugli utili netti, che si attesteranno pertanto sulle cifre dello scorso anno o poco sopra.
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