I buyer a Milano chiedono più attenzione ai prezzi

Oggi si conclude Milano Moda Donna: i buyer italiani e stranieri lasciano la città non particolarmente soddisfatti, anche perché in un periodo di forte preoccupazione come l’attuale, è difficile trovare una collezione in grado di entusiasmare. È indispensabile però che i prezzi siano equilibrati. Mai come in questa tornata di sfilate è stato difficile intervistare i compratori giunti a Milano per le sfilate del prêt-à-porter femminile.
Sono infatti arrivati in numero decisamente inferiore rispetto al passato: le più grandi catene internazionali di department store - a partire da quelle americane - hanno ridotto all’osso la partecipazione ai défilé (Saks Fifth Avenue e Neiman Marcus hanno tagliato la loro rappresentanza di circa i quattro quinti), assicurando però la presenza nelle showroom al momento degli ordini.
L’assenza più tangibile è stata quella dei retailer dell’ex Unione Sovietica, eccezion fatta per Mikhail ed Ekaterina Kusnirovich del Bosco di Ciliegi - in città anche per inaugurare il nuovo store Kenzo di via Manzoni, aperto in partnership con la maison francese - e per l’attesissima Alla Verber, vice presidente di Mercury Group.
La nota buyer, con la sua presenza, mette in parte a tacere le voci sulle gravi difficoltà che sta attraversando il più grande gruppo russo del lusso e del fashion: “Diminuiremo i budget come stanno facendo un po’ tutti i retailer nel mondo - commenta Verber -. I tagli, che andranno dal 20 al 50% dipenderanno sia dal valore del brand, sia dal tipo di proposta”. “Le collezioni in passerella a Milano sono apparse facili da indossare e adatte a questo periodo - aggiunge Verber -. Certo è che stilisti e aziende dovranno porre sempre più attenzione alla componente creativa, alla qualità e, in special modo, al contenimento dei prezzi”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il parere di Ron Frasch, presidente e chief merchandising officer di Saks Fifth Avenue: “Credo che tutti, dai tessutai ai designer, abbiano cercato di fare del loro meglio e abbiano lavorato duramente, considerando che la crisi ha preso chiunque alla sprovvista - spiega il noto manager -. Le aziende del made in Italy hanno dimostrato nei nostri confronti molta disponibilità e collaborazione e l’autunno-inverno 2009-2010 è da considerarsi come una stagione di transizione in attesa di tempi migliori”.
Le tante preoccupazioni rendono comunque quasi impossibile trovare qualcosa in grado di entusiasmare i compratori e in giro di sorrisi se ne sono visti ben pochi, soprattutto sui volti dei commercianti italiani: “Da Milano ci aspettavamo ben altro”, hanno detto in molti.
Tra l’altro, la notizia del commissariamento del gruppo It Holding - i buyer non parlavano di altro nelle prime giornate della manifestazione - è stata un’ulteriore fonte di ansia e disorientamento.
“La città mi è apparsa sotto tono e la manifestazione con meno colleghi sia italiani, sia stranieri - premette Michele Giglio dei punti vendita Giglio a Palermo -. A livello di proposte, troppe collezioni hanno puntato sulla haute couture e la moda anni ottanta temo sarà bruciata già questa estate dai prontisti”.
“Spero pertanto - conclude l’imprenditore siciliano - che dopo aver visto sulle passerelle la pura espressione artistica, nelle showroom ci attenderanno collezioni concrete e portabili”. “Avrei voluto cogliere un segnale di vero cambiamento - aggiunge Flaminio Soncini di Tony Boutique a Magenta (Mi) -. Ovvero, una maggiore creatività declinata con un occhio di riguardo nei confronti del mercato”.
Decisamente più ottimista Beppe Angiolini, presidente della Camera Italiana dei Buyer della Moda e titolare delle boutique Sugar ad Arezzo. “Ho respirato un’energia positiva nel capoluogo lombardo, frutto della volontà di molti buyer e aziende di volere affrontare con fiducia il futuro”, afferma il dettagliante toscano, che tiene a sottolineare: “Adesso più che mai è indispensabile che tutto il sistema moda sia unito nel promuovere e sostenere il made in Italy: è un patrimonio inestimabile che tutto il mondo ci invidia”.
Intanto, mentre oggi termina Milano Moda Donna cresce l’apprensione dei commercianti per l’andamento delle vendite della primavera appena iniziata: in molti temono che sarà peggiore rispetto all’inverno appena concluso.
“Stiamo vendendo solo i pezzi speciali - racconta Giovina Moretti di Gio Moretti in via Spiga -. In negozio entrano meno persone, ma più selezionate: lo scontrino medio è infatti elevato”. Una testimonianza sulla quale vale la pena di riflettere.
e.c.
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