I buyer a Milano: pareri contrastanti

Si è conclusa ieri sera la tornata di sfilate maschili: buona parte dei buyer lamenta scarsa creatività sulle passerelle. Non mancano comunque pareri positivi, che parlano di collezioni in sintonia con la crisi. I budget saranno tagliati, anche in modo molto significativo, tranne rare eccezioni. In primo piano le lamentele dei negozianti italiani, ma non solo, sui saldi anticipati sottobanco nei monomarca delle griffe (nella foto, il finale di sfilata di Gucci).
“Non ho trovato nelle sfilate di Milano ciò che mi aspettavo: sono rimasto deluso, non da tutte le griffe, ma in generale - ha detto a fashionmagazine.it Colby McWilliams, senior vice presidente e men’s fashion director di Neiman Marcus con sede a Dallas -. Avrei voluto vedere nelle collezioni un po’ più di creatività e soprattutto una palette cromatica diversa dal grigio, blu e nero. Inoltre, l’immagine delle proposte è apparsa troppo giovane rispetto al consumatore che, di fatto, può permettersi questi capi. Sono comunque certo che in showroom l’offerta sarà più che soddisfacente”.
“L’impressione - ha precisato McWilliams - è che stilisti e aziende abbiano temuto di osare di più a causa della crisi in atto e della imprevedibilità del mercato”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, tra i tanti, il giapponese Kiyohiko Takada di Isetan, il moscovita Denis Evstafiev del Bosco di Ciliegi e gli italiani Michele e Federico Giglio dei negozi Giglio a Palermo: “Nessuna collezione ha fatto impazzire, nessuna in grado di rendere veramente appetibile una vetrina - hanno sottolineato i noti dettaglianti siciliani -. Sono stati presentati capi portabili e commerciali. Capiamo che ci possa essere un po’ di paura ma se il settore del lusso non reagisce in modo propositivo, è facile che questa incapacità di mettersi in gioco si possa ripercuotere sulle vendite”.
Nel complesso positivo, invece, il parere di Eric Jennings, vice presidente e fashion director menswear, home, food, gift di Saks Fifth Avenue: “Giornate interessanti e fruttuose, perché negli show sono emerse due direzioni: una verso il lusso e l’eleganza, rappresentata nella sua massima espressione dai tanti smoking, l’altra verso l’abbigliamento da lavoro e il casualwear. Reputo particolarmente giusto il mix tra gli opposti come l’abbinamento giacca, jeans e pantofole in velluto”.
“È comunque innegabile - ha aggiunto Jennings - che abbiamo assistito a due tipi diversi di sfilate: alcune allegre, all’insegna del buon umore e dell’ottimismo, altre molto serie, sobrie e a volte un po’ tristi”.
Infine, è importante notare che la stragrande maggioranza dei negozianti del nostro Paese, e alcuni stranieri, ancor prima di esprimere pareri sulle collezioni hanno criticato aspramente il fatto che moltissimi monomarca delle griffe hanno incominciato a scontare “sottobanco” le collezioni del 50% già da metà novembre, rovinando il mercato e l’immagine dei prodotti: “Adesso nessun cliente vorrà più acquistare a prezzo pieno e già da marzo ci chiederanno almeno uno sconto del 20%”, hanno lamentato in tanti.
e.c.
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