I calzaturieri italiani impegnati in Russia, Kazakistan e Ucraina

Da oggi a venerdì, 246 aziende calzaturiere italiane sono impegnate a Mosca - in un’area espositiva di circa 5.500 metri quadri netti, coordinata da Anci e Bolognafiere - nell’ambito del salone specializzato Obuv Mir Kozhi. Grande è l’attesa degli imprenditori di confrontarsi con un mercato finora molto promettente ma non immune dai venti di crisi.
“Non è ancora possibile sapere con certezza se, soprattutto nel medio periodo, le nostre aspettative saranno confermate – ha dichiarato, infatti, Vito Artioli, presidente di Anci, alla vigilia della manifestazione -. Al momento, resta comunque un dato tangibile: l’interesse che i consumatori della Federazione stanno dimostrando per tutto ciò che è made in Italy e in particolare per i prodotti del sistema moda e arredamento”.
Finora l’export di calzature italiane in Russia ha continuato a progredire: da gennaio a giugno sono state vendute 4,2 milioni di paia (+9,9%), per 275,18 milioni di euro (+21,4%).
Ancora una volta questo Paese si conferma come il mercato con il prezzo medio di acquisto più elevato tra le principali nazioni di destinazione delle nostre esportazioni: nei primi sei mesi di quest’anno il prezzo medio al paio è salito a 65,69 euro (+10,4%), confermando la preferenza del consumatore russo verso scarpe di fascia alta ed elevato contenuto moda, in cui la produzione italiana rimane leader.
Il programma di promozione sul territorio dell’ex Urss non finisce qui. Dal 5 al 7 novembre è prevista un’esposizione, organizzata da Anci insieme all’Ice, ad Almaty in Kazakistan, esclusivamente dedicata alla calzatura italiana, che vedrà il coinvolgimento di 40 aziende. Si farà poi tappa dal 10 al 12 novembre a Kiev in Ucraina con una mostra autonoma presso la struttura congressuale di Casa Ucraina, con la partecipazione di 30 realtà e un target mirato di buyer di alto livello.
e.a.
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