I nostri referendum: i giornalisti tirano le fila di Milano Moda Donna

Spenti da qualche settimana i riflettori sulle sfilate milanesi, la parola passa ai giornalisti di moda per fare il punto su un'edizione dove non sono mancate le polemiche, giudicate utili da alcuni e sterili da altri. Fra le collezioni viste in passerella, Prada viene giudicata la più innovativa e Gucci la più vendibile.
Alla voce "un nome nuovo da suggerire" si impone Albino - seguito da 6267 e, pari merito, da Francesco Scognamiglio e Soft Core by Sergio Zambon - mentre gli accessori più indovinati portano la firma di Gucci. Lo styling più riuscito è quello di Prada, ma sono apprezzati anche Roberto Cavalli, Gucci, Marni, 6267, Dolce & Gabbana e Missoni. Menzionati, tra gli altri, anche Antonio Marras (cui vanno sia la "medaglia d'oro" per la regia, insieme all'onnipresente Prada, sia quella per la scenografia) e Versace per quanto riguarda il parterre più glamourous, con il testimonial della griffe, l'attore Patrick Dempsey, preso di mira dai flash dei fotografi.
Quanto alle considerazioni generali sulla manifestazione, il partito degli scontenti critica il calendario troppo serrato e la scarsa selezione dei marchi partecipanti, dimostrandosi scettico anche sul logo "Made in Milano", lanciato dal Comitato Lombardia per la Moda: il timore è che si tratti di una mossa politica o di uno sfoggio campanilistico. C'è chi invece giudica queste e altre polemiche controproducenti.
Sono in tanti, inoltre, a non esprimere un'opinione su In Season, la sfilata "in stagione" organizzata all'interno di Milano Unica: tra quelli che si sono fatti un'idea, un po' più della metà la valuta un'iniziativa interessante. Quasi tutti d'accordo su un punto: la constatazione che, all'interno di Milano Moda Donna, sta aumentando l'attenzione ai giovani stilisti, il che sicuramente non guasta. Il nostro referendum con i giornalisti viene pubblicato sul numero 1665 di Fashion, datato 21 marzo 2008.
a.b.
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