I nostri sondaggi: le vendite di accessori in Italia

Anche l'accessorio, in tempi di crisi, perde appeal: oltre la metà dei dettaglianti interpellati da Fashion (una quarantina di negozi multimarca, tra i più rappresentativi sul territorio nazionale) ammette di avere accusato un calo delle vendite sia per le proposte femminili, sia per quelle maschili.
Se si parla, in particolare, di quei consumatori che investono in scarpe, borse e cinture griffate, perché più accessibili rispetto a un capo di abbigliamento, il 60% dei professionisti intervistati è pessimista: con meno disponibilità in portafoglio, concreta o percepita che sia, preferiscono prendersi una pausa di riflessione. In più, fanno osservare i retailer, sono disorientati, perché l'offerta è sempre più vasta, a volte “appiattita”, e si trovano a dovere pagare prezzi comunque elevati, che non necessariamente corrispondono a una qualità “superiore”. Un profilo che, secondo alcuni, si adegua perfettamente anche ai big spender che, tra l'altro, hanno apprezzato come ogni comune mortale il momento dei saldi.
I numeri confermano, inoltre, una tendenza che cominciava a emergere con la primavera-estate: le maggiori soddisfazioni continuano a derivare dalle main collection delle griffe (40% circa del campione, sia per l'uomo sia per la donna), ma conquistano nuove posizioni, a scapito delle linee giovani, le collezioni dal buon rapporto qualità/prezzo, indipendentemente dal fatto che siano o meno firmate. È quindi vero che si sta tornando con i piedi per terra, anche nell'approccio all'acquisto, ma il discorso vale pure per i prezzi? Il 53% dei retailer afferma che non sono variati, il resto sostiene il contrario e indica le borse, tra i prodotti più rincarati.
Va detto tuttavia che, sebbene più attento, il consumatore della congiuntura negativa non rinuncia ai must di stagione (lo dice il 34% degli esercenti) e la discriminante qualità/prezzo passa in secondo piano (26%). Solo un 10% poi, pensa che funzionino meglio i classici, che durano oltre le mode. Allora è vera crisi o solo terrorismo mediatico? Nel dubbio, la maggior parte dei dettaglianti ha deciso di mantenere i budget invariati (50%) per gli accessori maschili e di diminuirli (47%) per quelli femminili. I “temerari” che li hanno ritoccati al rialzo sono, rispettivamente, il 9 e il 6% del totale. A proposito di previsioni, il 38% stima una flessione del sell out per la primavera-estate 2009. Il 27% ritiene, invece, che l'andamento non si discosterà da quanto già sperimentato con l'autunno-inverno e un'analoga percentuale riguarda chi si astiene dal fare previsioni.
e.f.
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