I nostri sondaggi: le vendite di childrenswear in Italia

Una rondine non farà primavera, ma forse un dato emerso dal nostro sondaggio "Carte in tavola" sul trend delle vendite di childrenswear in Italia nella primavera-estate 2009 merita di essere messo in evidenza: il 5% degli intervistati dichiara di avere venduto di più di un anno fa.
Non poco, se si pensa che nella stagione precedente il panel (quasi un'ottantina di operatori, titolari di selezionati multimarca del settore) si era diviso solo fra chi aveva accusato un calo (76%, che si confronta con il 71% attuale) e chi era rimasto stabile (24%, come nell'indagine sulla stagione in corso).
Il consumatore ha premiato nettamente le proposte dal buon rapporto qualità/prezzo (81%) privilegiando le aziende di fascia alta specializzate nel childrenswear (44%) rispetto alle griffe (39%). Sta salendo, inoltre, l'attenzione al “fatto in Italia” (per il 78%), non più appannaggio quasi esclusivo della clientela straniera.
La questione prezzi resta uno dei nodi da sciogliere: il 20% degli interpellati ha riscontrato la volontà delle aziende fornitrici di contenerli e un altro 29% riconosce che alcuni hanno ampliato le collezioni con articoli più “accessibili”. Tuttavia, resta un 47% che lamenta la mancata diminuzione dei listini. Preoccupa poi la dilatazione della stagione degli sconti, talmente vasta che le vendite a prezzo pieno oscillano ormai tra il 50% e il 30% di quelle totali, a detta dei retailer.
Un impegno maggiore da parte dei fornitori sul fronte comunicazione forse non guasterebbe, visto che quasi il 90% lo indica come “tasto dolente”. I dettaglianti suggeriscono poi, tra le possibili agevolazioni, l'eliminazione dei budget imposti (17%), la sostituzione di parte degli invenduti (16%), un taglio al sovraprezzo nel caso di cambio merce (15%) e il ritiro di una quota dell'invenduto.
Nell'attesa di raggiungere un punto d'incontro, i negozianti hanno deciso di ridurre i marchi in assortimento (37% del totale), di investire sul servizio al consumatore (34%) e di puntare sulla qualità e l'esclusività del prodotto (19%). Il grande punto interrogativo dei consumi ha infine indotto i più a diminuire i budget per la prossima stagione fredda (56% del totale) e anche per quella successiva (66%). Per una trattazione più completa si veda il numero 1714 di Fashion in uscita oggi.
e.f.
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