I nostri sondaggi: le vendite di childrenswear in Italia

Un andamento delle vendite ancora non facile per la moda bimbo in italia, anche si evidenzia un modesto miglioramento rispetto allo scorso inverno. I dettaglianti richiedono più collaborazione alle aziende e, intanto, tagliano i budget.
Nonostante il mercato del childrenswear in Italia continui a soffrire, questo autunno-inverno si chiude con un bilancio meno negativo rispetto alle ultime due stagioni.
Almeno questo è quanto emerge dal nostro sondaggio, realizzato con la collaborazione di 60 titolari di multimarca specializzati nel settore sparsi in tutto il Paese.
A fronte infatti del 66% di negozianti che lamenta una flessione del sell out di abbigliamento, il 26% testimonia un fatturato in linea con quello dello scorso anno e un 8% parla addirittura di un incremento. Proprio 12 mesi fa nessuno degli interpellati aveva dichiarato un turnover in crescita.
Meno critica la situazione per quanto concerne gli accessori: in questo caso la compagine maggiore, il 52%, dichiara un turnover stazionario, il 42% ammette invece un decremento e, all’opposto, il restante 6% indica una performance positiva.
Certo è che il segmento che ha premiato maggiormente i commercianti è stato quello del neonato/baby (32%): per i più piccini evidentemente non si bada a spese. Seguono il teeen femmina (21%), il kid femmina (18%), il teen maschio (16%) e il kid maschio (13%). A livello di proposte, secondo il 57% degli interpellati, sono le griffe ad avere avuto la meglio sia sui marchi italiani specializzati nel childrenswear (39%), sia sui brand stranieri, che raccolgono solo un modesto 4%.
L’articolo “Carte in tavola” sarà pubblicato integralmente sul numero 1733 di Fashion in uscita il 22 gennaio.
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