I nostri sondaggi: soffrono le vendite di sportswear in Italia

Una stagione difficile. Partita tardi, a causa del clima, e funestata dalla crisi reale e dai timori per la "stretta" economica che ci si prospetta nell'immediato futuro. Così appare la fotografia relativa alle vendite di abbigliamento e accessori di impronta sportiva, che abbiamo cercato di mettere a fuoco interpellando, tramite il nostro consueto sondaggio, un campione di punti vendita sparsi per la Penisola.
Le risposte che ci hanno dato sono inequivocabili e anche il fatto che il numero di questionari compilati e inviati alla redazione sia stato leggermente inferiore rispetto al solito non depone a favore del sell out nell'autunno-inverno 2011/2012. A soffrire sono state soprattutto le vendite di casualwear per lui. Leggermente meglio, ma sempre a segno meno rispetto allo scorso anno, il flusso di uscita dagli store dei capi femminili.
Per quanto concerne specificamente il jeanswear il business è stato un po' più soddisfacente: anche in questo ambito tuttavia ragazze e giovani donne si sono dimostrate più determinate negli acquisti rispetto alla clientela maschile. In fatto di denim, appartiene alla fascia prezzo considerata media il jeanswer più venduto, a seguire l'attenzione va verso l'entry price, mentre il premium price è appannaggio di un numero sempre più limitato di consumatori. Insomma, per un jeans non si spendono più cifre da capogiro: questa è la tendenza che va sempre più affermandosi. A mantenersi coerente con la scorsa stagione fredda è stato invece l'interesse suscitato in negozio dagli accessori, sia per lei, sia per lui. In questo caso lo shopping c'è stato e ha dato qualche soddisfazione ai commercianti.
Il capitolo sconti è particolarmente interessante e fa capire ulteriormente come il fattore prezzo sia sempre più decisivo per realizzare una vendita. Complessivamente il 90% dei nostri intervistati rivela infatti che i clienti chiedono riduzioni dell'importo indicato sull'etichetta del capo in corso di stagione. Addirittura, in alcuni casi (7%), sono loro stessi a proporre il taglio del prezzo per invogliare all'acquisto gli avventori. Più della metà dei negozianti tuttavia concede sconti solo alla clientela affezionata, un 22% non capitola affatto, mentre un 13% non fa distinzioni di sorta, permettendo l'affare a chiunque entri in negozio.
Nonostante le agevolazioni, il 55% dei nostri interlocutori stima di vendere prima dello scoccare dei saldi di fine stagione tra il 30 e il 40% del proprio assortimento. In ogni caso una quantità di merce che viene percepita in calo rispetto allo scorso inverno dall'80% del nostro campione. Che il pessimismo prevalga tra gli addetti ai lavori lo conferma anche la proiezione sui budget relativi agli ordini per l'autunno-inverno 2012/2013 e soprattutto l'item sulle previsioni di vendita per la prossima primavera-estate: tutte indicazioni presenti nel sondaggio "Carte in tavola", pubblicato per esteso sul numero 1812 di Fashion con data di copertina il 5 gennaio.
e.a.
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