I risultati di una ricerca sul mercato dell’articolo sportivo in vista del nuovo salone SuperSport

Andamento delle vendite, motori della crescita, distribuzione geografica e canali di vendita: sono gli argomenti scandagliati dal “Rapporto sul mercato italiano dell’articolo sportivo”. Una ricerca realizzata dall’ufficio marketing e comunicazione di Federadas, Federazione italiana dettaglianti articoli sportivi, in vista della nascita della nuova rassegna SuperSport, in programma nel quartiere fieristico di Bologna dal 15 al 17 gennaio prossimi.
La ricerca ha permesso di fotografare la situazione del mercato dello sport nel nostro Paese e, insieme alla richiesta diretta di tutti gli operatori del settore, ha spinto Rimini Fiera e Assosport a organizzare un evento nazionale come Super Sport, che andrà a colmare il vuoto lasciato da Mias dieci anni fa, assumendo il ruolo di vetrina degli articoli sportivi e dello sportswear.
Il sondaggio (fonti SitaRicerca e Findomestic, a cura di Enrico Rossi, vice presidente Federadas) ha rivelato che le vendite del settore sport sul mercato interno nel 2004 hanno raggiunto quota 4,58 miliardi di euro di ricavi, in crescita del 2,2% rispetto ai dodici mesi precedenti. Un’inversione di tendenza rispetto al 2003 e in controtendenza se paragonata all’andamento del totale dei consumi non alimentari, in flessione dello 0,7% nello stesso periodo. Abbigliamento e calzature rappresentano i settori più attivi. L’abbigliamento, in particolare, è il maggiore generatore di vendite, ma all’incremento del fatturato di sell-out non corrisponde un equivalente aumento dei volumi di prodotti venduti, che sono scesi dello 0,5%. L’evoluzione dei ricavi deriva quindi dall’aumento medio dei prezzi, pari al 2,9%. Altro dato evidenziato, il fatto che l’abbigliamento sportivo viene sempre meno utilizzato nel corso di una vera e propria attività sportiva e sempre più in situazioni non formali. L’activewear, infatti, rappresenta solo il 3,4% del totale delle vendite di abbigliamento e calzature sportive, percentuale in flessione dello 0,1% rispetto all’anno precedente.
Il fenomeno corrisponde alla disaffezione degli italiani nei confronti dello sport. In base a dati Istat, nel 2003 sono stati oltre due milioni in meno gli italiani che hanno dichiarato di dedicarsi saltuariamente a una disciplina sportiva, rispetto al precedente sondaggio del 1999. L’evoluzione degli sportivi abituali, 600 mila in più rispetto al 1999, non è sufficiente a compensare la differenza. Quanto alle vendite, l’Italia del Nord è al primo posto con oltre il 53% sul totale nazionale, in leggera discesa rispetto al 2003. In espansione il Sud e le isole (27,4%), rispetto al 25,9% precedente. A proposito di canali di vendita, il classico negozio sportivo copre il 26,4% delle vendite di abbigliamento sportivo. Sommando a tale dato la somma di sell-out delle catene di forte orientamento sportivo, la percentuale sale al 45,6%. Considerando che l’attrezzo sportivo è distribuito per la quasi totalità da queste due categorie, è possibile aggiungere un altro 15-18% di market share.
In sostanza la distribuzione sportiva in Italia copre quasi due terzi sul totale del mercato. Interessante anche il significativo spostamento dell’attenzione del consumatore dal servizio al prezzo, dalla marca industriale alla private label, al prezzo basso o superscontato: un orientamento che il 2005 dovrà confermare o smentire.
c.me.
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