Ieri a Milano il IV Forum del Gioiello

Distinguersi o estinguersi? Questo il quesito provocatorio su cui si sono interrogati e confrontati ieri a Milano gli operatori del settore oreficeria-gioielleria, in occasione del IV Forum del Gioiello organizzato da Club degli Orafi e Sda Bocconi.
Un’intensa giornata di lavoro che ha fatto il punto della situazione sullo stato di salute di un comparto che, dopo il triennio nero 2001-2003, sembra sul punto di risalire la china. Ma non senza incertezze e difficoltà. I risultati positivi messi a segno nel 2004 - che si chiude con un aumento del fatturato del 6,9% - se segnalano timidi accenni di ripresa, non sono tuttavia sufficienti a recuperare le posizioni perse nel biennio precedente. In gioco c’è la leadership italiana, che rischia di essere messa in discussione dal ruolo di produttori emergenti, come India e Cina.
A stabilirlo sono i dati raccolti dal Servizio Studi e Ricerche di Banca Intesa, presentati in apertura di mattinata grazie all’intervento di Stefania Trenti, che ha puntualizzato il ruolo attivo del mercato interno contro la fragilità delle esportazioni, ancorate ai bassi livelli raggiunti nel 2003, in uno scenario in cui in decisa accelerazione appaiono le importazioni, in crescita al ritmo del 13%.
Oltre alle cause congiunturali a tutti note - come ha sottolineato il presidente e a.d. di Richemont Italia, Giacomo Bozzi - hanno un forte peso debolezze di tipo strutturale, prima fra tutte il “nanismo” delle imprese orafe (4,6 unità è il numero medio di addetti) e la frammentazione produttiva, a cui si aggiunge spesso la mancanza di cultura manageriale per adeguare l’impresa alle trasformazioni del mercato. In particolare, appare in atto nella percezione dei consumatori una sostanziale trasformazione del prezioso da gioiello tradizionale, basato sull’eccellenza "fisica" del prodotto, a portatore di valori immateriali.
Considerati tutti questi fattori e nella prospettiva di una sempre maggiore pressione competitiva a livello internazionale, quali armi possono opporre le aziende del made in Italy? Lo ha sintetizzato chiaramente Antonio Catalani, dell’Area Strategia di Sda Bocconi - coordinatore della tavola rotonda svoltasi nel pomeriggio, con la partecipazione di operatori di settore che hanno presentato case history di successo - sottolineando che "la priorità è dotarsi di una chiara identità - di prodotto, marca, comunicazione e distribuzione - e implementare un’efficace politica di differenziazione, imparando a segmentare prodotti e consumatori con più criteri come gusto, prezzo e occasione d’uso".
c.b.
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