Ieri a Milano il primo convegno di Assotemporary

Si è svolto ieri, in collaborazione con l’università Iulm, il primo convegno annuale di Assotemporary, l’associazione italiana dei temporary shop: in primo piano il rapporto fra comunicazione e commercio nei negozi "a tempo".
Una folta platea di addetti ai lavori ha partecipato con attenzione all’incontro dedicato a questa formula retail – “giovane” per l’Italia - che sta suscitando molto interesse, ma di cui si sa ancora poco.
Il meeting aperto dal presidente di Assotemporary Giulio Di Sabato - alla guida anche di Assomoda, da cui è nato il progetto - ha messo a confronto i vari attori coinvolti in questo business: da un lato i gestori, rappresentati da Roberto Mari (Borgonuovo Eventi/Milano), Paolo Comini (Sidecar Eventi/Milano), Roberto Gai (Dadodoro/Torino) e Roberta Di Martino (Centostazioni) e dall’altro aziende come Philips Italia (Sergio Tonfi), Pirelli Tyre (Francesco Pietrangeli) e Gruppo Festina (Roberto Gai).
Di Sabato ha chiarito subito per quale motivo vale la pena aprire un negozio per un periodo limitato, a volte anche limitatissimo (una settimana): “Apparentemente può sembrare assurdo, perché sfida la famosa legge della fidelizzazione della clientela - ha detto -. In realtà, il meccanismo del temporary è semplice e se applicato con professionalità può dare risultati eccellenti”.
Si tratta, in sintesi, di proporre al consumatore un’esperienza unica e irripetibile, ma non solo.
“Il cliente che si considera già ‘fortunato’ perché venuto a conoscenza di questo evento - ha continuato Di Sabato - trova nello spazio prodotti unici ed è ricevuto in un’atmosfera accogliente ed esclusiva che favorisce l’acquisto e, in ogni caso, il formarsi di un’immagine positiva sia della marca, sia dello store”.
Certo è - come ha fatto notare Luca Pellegrini, professore di marketing allo Iulm, nel suo intervento - che i temporary di fatto non hanno inventato nulla, perché sono un’evoluzione delle tradizionali soluzioni di vendita senza sede fissa, come l’ambulantato o i più recenti vu’ cumprà.
“Lo shop a tempo offre alle aziende una presenza temporanea sulla ‘scena’ giusta, ovvero in strade di rilevanza per lo shopping - ha raccontato Pellegrini -. Parallelamente costituisce per le vie un’occasione di rinnovamento dell’offerta e di cambiamento della ‘scena’”.
“Un discorso valido anche per i centri commerciali - ha precisato Pellegrini - che rischiano di essere sempre uguali a se stessi e non recuperano certo attrattività grazie a due palme in più o a una fontana”. “Per questi motivi - ha terminato il professore - il temporary da presenza estemporanea dovrebbe tradursi in entità permanente, da sviluppare attraverso circuiti in varie città”.
Diventa pertanto strategico il ruolo di Assotemporary per dare un effettiva struttura e regolamentazione al comparto. “È fondamentale - ha sottolineato Massimo Costa, responsabile Assotemporary e segretario generale Assomoda - che l’associazione raggruppi, rappresenti e si ponga al servizio degli operatori economici, titolari di spazi organizzati per uso commerciale o espositivo temporaneo, nonché delle attività di servizi connessi”.
E come è stato ribadito dalla tavola rotonda moderata da Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up, è indispensabile che Assotemporary si doti di un codice deontologico, anche per tutelare gli associati dai tanti negozi che si “travestono” da temporary ma di fatto non lo sono, come i tanti outlet shop.
Attualmente nel nostro Paese il fenomeno dei temporary riguarda prevalentemente Milano, dove esistono circa 50 location, con superfici che vanno da poche decine a 1.500 metri quadri. I costi per il noleggio degli spazi e dei servizi annessi può variare in base al periodo, alle dimensioni dell’ambiente e al tipo di servizi da 3mila a 25mila euro a settimana.
e.c.
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