Ieri a Milano si è parlato di immobiliare e fiscalità

Si è svolta ieri a Milano la seconda giornata di studio organizzata dal Cncc – Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali – in materia di fiscalità. In primo piano la nuova norma riguardo alla tassazione dei fondi immobiliari, anche con valore retroattivo, che creerà, se non verrà modificata almeno in parte, seri problemi agli addetti ai lavori e, di conseguenza, anche al settore dei centri commerciali.
“Da un anno il nuovo, complesso, iter legislativo riguardo alla tassazione dei fondi immobiliari sta alimentando non poche preoccupazioni e, soprattutto, trasmette forte incertezza agli investitori istituzionali”: con queste parole Marco de Vincenzi, presidente della commissione consultiva Rapporti con le Istituzioni del Cncc e cfo di Corio Italia, ha dato il via ai lavori del convegno, ricco di interventi esaustivi e interessanti contenuti tecnici.
A Maurizio Dallocchio, professore della Sda Bocconi, è spettato il compito di fare il punto sulla situazione immobiliare e finanziaria: “Lo scenario anche a livello internazionale è complesso e, ancora, per certi aspetti imprevedibile - ha esordito -. D’altra parte la crisi ha evidenziato la vulnerabilità e la inaffidabilità di due comparti storicamente considerati una certezza: quello del ‘mattone’ e del sistema bancario. Non è pertanto facile recuperare uno stato generale di fiducia”.
“Ciò premesso – ha aggiunto – in Italia negli ultimi due anni il real estate residenziale ha mostrato una relativa tenuta nelle grandi città (con le peggiori performance al Sud), mentre nel real estate direzionale si è verificato un eccesso di offerta soprattutto nelle periferie”. Il real estate commerciale di qualità continua invece a restare il comparto più dinamico e appetibile, anche se alla fine i nuovi investitori stranieri faticano a venire nel nostro Paese per varie difficoltà, non ultima quella fiscale.
La riforma fiscale sui fondi immobiliari introdotta dal nuovo Decreto di Sviluppo è stata analizzata da Francesco Assegnati, partner di Cba Studio Legale Tributario. Sotto i riflettori gli aspetti positivi – tra i quali la pluralità e diffusione degli investimenti e l’autonomia della gestione delle Sgr – ma soprattutto quelli negativi. In special modo, chi (a eccezione dei soggetti pubblici e semi-pubblici) detiene una percentuale nel fondo superiore al 5% (in media gli azionisti hanno tra il 10% e il 12%) verrà tassato per trasparenza e di fatto, vista l’onerosità del prelievo, messo nella condizione di uscirne e causarne la liquidazione.
“Abbiamo stimato che almeno 32 Sgr, tra le più dinamiche e virtuose, sono a rischio di estinzione se questo limite non verrà innalzato”, ha puntualizzato Dallocchio.
“Noi chiediamo solo una modalità di imposizione fiscale chiara, stabile e razionale – ha precisato a fashionmagazine.it Pietro Malaspina, presidente del Cncc e director institutional relations Sierra Developments Italy -. È comunque un bene che con la nuova norma si voglia evitare il rischio di un utilizzo elusivo dello strumento del fondo, facendo in modo che non vi confluiscano patrimoni personali o familiari”. “Sono anche a favore del fatto che gestione e proprietà vengano separate e che sia obbligatoria una pluralità di soggetti - ha continuato -. Trovo invece inaccettabile che sia posto il limite del 5% per la quota di partecipazione: mi auguro che in sede di dibattito parlamentare venga modificata”.
“Il grande rammarico è che nessuno durante la messa a punto della norma, più volte modificata, abbia interpellato le associazioni di settore e in generale gli addetti ai lavori - ha concluso - Certi errori si sarebbero infatti potuti evitare”.
Da domani, vista la tecnicità dell’argomento, sul sito www.cncc.it saranno disponibili gli interventi dei vari relatori.
e.c.
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