Il Made in Italy piace al Giappone e l’abbigliamento è in pole position

Nei primi undici mesi del 2003 le importazioni giapponesi di made in Italy sono cresciute dell’11,9% a 5,5 miliardi di dollari e uno dei settori in primo piano è quello dell’abbigliamento in tessuto (572 milioni di dollari), preceduto soltanto dai prodotti lavorati in pelle (654 milioni di dollari). Lo comunica l’Ice (Istituto per il commercio estero) di Tokyo, riportando i dati forniti dal Ministero delle Finanze nipponico.
Le importazioni italiane dal Sol Levante, invece, hanno totalizzato 4,9 miliardi di dollari, in salita del 21,7% rispetto al periodo gennaio-novembre 2002, ma in rallentamento rispetto alla precedente performance.
L’Italia, in termini di crescita delle esportazioni, batte la media europea (pari all'11,5%), la Francia (11,5%) e il Regno Unito (7,6%), e si classifica al terzo posto tra i fornitori appartenenti all’Unione europea. La Cina è il primo esportatore in assoluto, mentre gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale (importano dal Giappone per 105,6 miliardi di dollari).
Tra le importazioni dal nostro Paese di dimensioni rilevanti, oltre all’abbigliamento in tessuto (+4,6% nel periodo di riferimento) e ai prodotti in pelle (+13,3%), anche il vestiario e gli accessori in maglia (297 milioni di dollari, +9,9%) e le calzature (294 milioni di dollari, +6,8%). In forte crescita fragranze e cosmetici (+52,1% a 71 milioni di dollari).
e.f.
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