Il Parlamento francese discute nuove regole sulle scalate dopo il caso Lvmh-Hermès

La Commission des Lois dell'Assemblea Nazionale francese ha da qualche giorno all'esame una disposizione che rende più stringente l'obbligo, per gli investitori, di dichiarare l'ingresso nel capitale di un'azienda quotata, al fine di evitare avanzate "occulte" come quella che ha consentito a Lvmh di diventare il maggiore azionista singolo della rivale Hermès. Il tema sarà dibattuto dal prossimo 11 ottobre.
Come riportano i media d’oltralpe, l’emendamento riguarda in particolare gli strumenti derivati e obbliga un investitore a dichiarare all’autorità locale dei mercati finanziari, l’Amf, quando la somma delle azioni e titoli assimilabili (compresi i contratti a termine) di un’azienda quotata detenuti in portafoglio arrivano a superare il 5% del capitale.
Come è noto, lo scorso ottobre Lvmh ha comunicato a sorpresa di avere raggiunto il controllo del 14,2% del gruppo Hermès, con l’opzione di salire di un altro 2,9%: quasi i tre quarti del flottante di allora, dopo la conversione di alcuni strumenti derivati (nello specifico, equity swap acquistati nel 2008). Da subito l’operazione aveva messo in discussione la regolamentazione dei mercati finanziari, portando anche all’apertura di un’inchiesta, su sollecito dell’associazione degli azionisti di minoranza di Hermès. Il gruppo guidato da Bernard Arnault, che successivamente è addirittura salito al 21,4% della maison di Faubourg-Saint Honoré (mentre oltre il 70% è in mano agli eredi del fondatore, parte dei quali intende costituire una holding per contrastare l’avanzata di Lvmh, vedi fashionmagazine.it del 15 settembre), ha sempre sostenuto di avere rispettato le regole.
Come riportato da Bloomberg lo scorso novembre, a meno di un mese dalla clamorosa operazione del colosso del lusso, lo stesso presidente dell’Amf, Jean-Pierre Jouyet, aveva definito la normativa francese in fatto di corporate take over il “Far West”.
e.f.
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