Il connubio Milano-moda passa anche attraverso il Fashion Institute of Milan

Il sistema moda a Milano: se ne è parlato oggi in un convegno promosso dalla Fondazione Università Iulm, con il contributo dell'assessorato alla Ricerca, Innovazione e Capitale Umano a Palazzo Marino. Al centro del dialogo tra fashion industry e istituzioni, la formazione con la realizzazione del Fashion Institute of Milan.
Si tratta di un progetto che coinvolge, tra gli altri, la Camera Nazionale della Moda Italiana (l'associazione gestirà tutte le attività all'interno dell'istituto), indirizzato a realizzare corsi di formazione professionale connessi al settore, come pure a fornire spazi, servizi e attrezzature per gli stilisti emergenti. Nei piani, inoltre, vi è anche la realizzazione di un portale per la raccolta e l'analisi dei trend su scala internazionale.
Intervenuto al convegno, il presidente della Cnmi, Mario Boselli, ha ricordato che l'istituto di ricerca e innovazione per la moda completa l'ex progetto Città della Moda, oggi Porta Nuova, che trasformerà in un'area moderna la zona Garibaldi-Varesine-Isola. L'architetto Pierluigi Nicolin ha ideato un edificio di proprietà del Comune di Milano, a forma di cubo e di circa 30 metri di altezza, che sarà destinato all'alta formazione, ai giovani e a grandi iniziative culturali, come ha precisato Giulia Pirovano, direttore della Cnmi. Sarà anche un centro di socialità e confronto, aperto alla città e con una forte vocazione internazionale, dove la Camera trasferirà diverse attività, uffici ed energie.
Le istituzioni, per voce dell'assessore alle Attività produttive, Tiziana Maiolo, hanno confermato l'impegno della città nei confronti della moda, che contempla un parte “difensiva” e una “attiva”. La prima riguarda la lotta alla contraffazione e il sostegno del “made in”. In autunno partirà, infatti, una campagna di sensibilizzazione dei consumatori che si focalizzerà sui concetti di salute (e quindi sui pericoli dei materiali nocivi, anche nei capi di abbigliamento) e di lavoro (il business dei falsi ha ormai raggiunto un volume d'affari vicino a quello del mercato della droga). La parte propositiva punta invece sui giovani e quindi sulla formazione, passando anche per iniziative come l'Incubatore della moda (vedi fashionmagazine.it dell'8 luglio) e saloni come White, ha ricordato Maiolo.
Ma come viene percepito il Fashion Institute che sta per nascere dagli opinion leader? Una ricerca a cura della Fondazione Iulm rivela che il grado di conoscenza dell'iniziativa, legata alla Città della Moda, è piuttosto basso. Anche se non molto condiviso, il progetto è riconosciuto come interessante e utile, soprattutto perché accentratore di interessi e professionalità. Tra gli svantaggi, invece, quelli di perdere l'identità originaria e di portare a una ghettizzazione della moda. Dalle interviste è emerso, in particolare, il bisogno di formare artigiani della moda, tra i quali cucitori e tagliatori.
L'appuntamento odierno è stato anche l'occasione per presentare un position book di prossima pubblicazione, “M2 - Milano & Moda”. Si tratta del primo rapporto di studio dell'Osservatorio per le politiche pubbliche sulla moda a Milano della Fondazione Iulm, la cui indagine spazia dallo scenario imprenditoriale locale all'offerta formativa di Milano.
Al debutto anche un nuovo master, presentato da Guido Corbetta, presidente del Consorzio Milan Fashion Institute che unisce le competenze di tre atenei milanesi quali l'Università Cattolica, Bocconi e Politecnico. Il primo andrà a formare i product manager del futuro, ma entro il 2012 i corsi in programma diventeranno tre.
e.f.
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