Il made in Italy e la filiera moda nazionale al centro del quarto Luxury Summit del Sole 24 Ore

"Dinamiche di filiera per una nuova crescita dell'Italia" era il titolo del quarto Luxury Summit del Sole 24 Ore, svoltosi ieri a Milano presso la sede del quotidiano finanziario. Tra i relatori, Mario Boselli, Michele Tronconi, Patrizio di Marco, Michele Norsa, Brunello Cucinelli e Diego Della Valle.
A centrare subito il tema ha pensato il presidente di Sistema Moda Italia, Michele Tronconi, in apertura dei lavori: "Occorre uscire da due ipocrisie" ha detto. La prima è, secondo Tronconi, "quella di una politica che invita a esportare di più, ma per esportare bisogna produrre e per produrre bisogna essere competitivi": il Governo deve quindi creare le condizioni affinché le aziende possano imporsi sui mercati. La seconda ipocrisia sta nel fatto che tutti parlano di made in Italy, "ma perché le produzioni in Italia sopravvivano, bisogna rivedere i rapporti asimmetrici all'interno della filiera".
"Il problema del nostro sistema moda, che è anche quello della nostra economia, è che siamo un Paese di Pmi: vedi i 650mila addetti e le circa 70mila imprese - ha spiegato il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Mario Boselli -. Per le aziende piccole e medie del tessile la principale, se non l'unica, strada è quella della subfornitura di filiere di eccellenza delle case di moda, per quelle medie è indispensabile andare sui nuovi mercati". Per sostenere l'intero sistema il vero tema, secondo Boselli, è quello dell'adeguamento del cambio euro-dollaro, in pratica una forte svalutazione della valuta europea rispetto a quella americana risolverebbe gran parte dei problemi che l'Europa ha, per quanto riguarda sia la competitività che il debito, oltre a riequilibrare certi disparità fra il Nord e il Sud (più manifatturiero) dell'Europa. "Ciò è ovviamente più facile a dirsi che a farsi - ha concluso il presidente di Cnmi - ma se la Bce mettesse in circolazione più moneta e abbassasse ancora i tassi, si andrebbe certamente in questa direzione".
Antonio Achille, partner & managing director di The Boston Consulting Group, ha parlato invece di "ecosistema", portando l'esempio virtuoso di Apple, che è riuscita a convogliare nel proprio mondo prodotti e risorse provenienti da altri ambiti, ma anche alcune case-history di alleanze tra aziende del lusso che hanno saputo creare forme di interazione innovative e win-win: "Alle imprese di piccole dimensioni - ha concluso - fare parte dell'ecosistema lusso permetterebbe di arrivare dove da sole non potrebbero e di giocare a un alto livello".
Una relazione che ha introdotto l'intervista a Patrizio di Marco, presidente e ceo di Gucci, che ha così avuto occasione di parlare del lavoro che la maison della doppia G sta portando avanti sulle reti d'impresa (si veda per esempio fashionmagazine.it del 16 dicembre 2011). Del "contratto di rete", interessante e non molto sfruttata forma di aggregazione per le Pmi, ha parlato anche Erika Andreetta di PricewaterhouseCoopers, spiegando le potenzialità della formula ma anche il suo scarso utilizzo: nel sistema moda, all'aprile scorso, sono nate soltanto 16 reti, cui sono associate 98 imprese.
Patrizio di Marco ha poi approfondito il tema dell'importanza dell'artigianalità e dell'italianità, un argomento ribadito con forza da Michele Norsa, a.d. della Salvatore Ferragamo, da Brunello Cucinelli, reduce da una quotazione in Borsa record impostata proprio su questi principi, e da Diego Della Valle, che ha lanciato la proposta di vantaggi fiscali per chi fabbrica veramente sul territorio italiano: una misura che rilancerebbe rapidamente il sistema produttivo nazionale a vantaggio di tutto il Paese.
c.mo.
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