Il menswear made in Italy rimonta nel 2011

Un 2011 positivo per l'abbigliamento maschile italiano, dopo un triennio con segno meno. Come evidenzia uno studio di Smi per Pitti Uomo, il giro d'affari annuale è stimato in incremento del 3,4%, a 8,4 miliardi di euro, grazie a un +10,4% delle esportazioni, attese a 4,8 miliardi.
Le importazioni, a loro volta in salita del 10,2%, dovrebbero invece raggiungere quota 3,8 milioni, mantenendo il saldo commerciale attivo per quasi un miliardo di euro, dagli 893 milioni del 2010.
A livello di subsettori, il vestiario esterno ha realizzato un +4,7%, la camiceria è rimasta stabile (+0,5%) mentre le cravatte hanno perso quota.
L'export vede come principale cliente la Francia con una quota pari al 13,4% del totale (+11,8% la performance delle vendite, pari a 539 milioni di euro), seguita dalla Germania (+11% a 368 milioni). Tra i primi 10 clienti spiccano anche gli Usa (+18,8% a 315 milioni), il Regno Unito (+15,5% a 291 milioni), la Russia (+18,2% a 188 milioni), Hong Kong (+42,4% a 176 milioni) e il Giappone (+23,6% a 157 milioni). Con un +72,6% a oltre 83 milioni di euro, la Cina balza al 13esimo posto.
Al contrario, il mercato interno continua a deludere mostrando una flessione per il quarto anno consecutivo (-1,7%).
Sulla base di rilevazioni campionarie condotte da Sistema Moda Italia, la maggioranza delle aziende del settore (56%) ha affermato di propendere per la stabilità delle attuali condizioni congiunturali, mentre il resto del campione si è diviso tra ottimisti e pessimisti. A proposito dei dati sulla raccolta ordini per la primavera-estate 2012, nonostante siano stati parziali al momento della rilevazione, rivelano un +6,6% sul fronte estero e un +3,3% su quello interno.
e.f.
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