Il mercato russo della moda di lusso vale 600 milioni di euro

Al convegno Pambianco di ieri, a Milano, si è fatto il punto sul mercato russo della moda: un business che, per quanto riguarda la fascia alta, vale circa 600 milioni di euro. Netta la leadership nel Paese dei brand italiani, 98, su quelli francesi, 23. E da una ricerca sul comportamento del consumatore russo emergono interessanti spunti di riflessione. Se si considera che le importazioni dall’Italia (di abbigliamento, calzature, pelletteria, gioielli e occhiali) sono pari a circa 700 milioni di euro e quelle di target alto valgono 400 milioni, la quota italiana sul valore del mercato della moda di lusso in Russia è di circa il 65%, contro il 20% della Francia. “Non solo – ha spiegato David Pambianco, vice presidente Pambianco Strategie di Impresa - i negozi monomarca italiani aperti nel Paese sono 326: un numero decisamente superiore rispetto a quello francese, valutato in 40 unità”.
Oltre a Mosca, le città più gettonate in tema di opening sono San Pietroburgo, Ekaterinburg, Samara, Novosibirsk, Perm e Rostov.
“Il mercato russo offre, senza dubbio, grandi potenzialità di sviluppo alle aziende italiane, che tra l’altro sono avvantaggiate dal valore attribuito al made in Italy - ha confermato Massimo Mamberti, direttore di Ice Mosca -. Un mercato, però, che non è per tutti: se non si adotta a una valida politica commerciale il rischio di fallimento è elevato”. Al di là, dunque, dell’avvalersi di un partner giusto e affidabile e di scegliere le location più appropriate, diventa strategico comprendere l’atteggiamento d’acquisto dei consumatori locali.
Dalla ricerca presentata da Rossella Beato, responsabile Pambianco Consumer Research, emergono tre principali segmenti moderni di consumatori, che si aggiungono ai due più tradizionali (uno basato sulla cultura piccolo borghese, l’altro su quella tradizionale). Il primo è il consumo di “nuova frontiera”, prevalentemente femminile, e allineato alle tendenze dei mercati occidentali: è l’espressione della cosiddetta “fun society” (presente soprattutto a Mosca) orientata al nuovo e all’esibizione, con una forte tendenza allo stile oltre che al brand. Il secondo è il consumo “ostentativo”, proprio di un campione chiamato “affluente” e identificato nell’uomo economicamente abbiente, anagraficamente adulto, la cui prerogativa, oltre all’elevato budget di spesa, è la focalizzazione sui brand internazionali consolidati, con un heritage storico e un “made in” certificato. Infine vi è il consumo “neo-materialista”: giovanile, maschile, basato su una conoscenza diretta del mondo e un gusto internazionale spesso creato attraverso Internet e i media. Questo tipo di consumatore pur avendo una forte competenza su brand e stili, a causa della limitazione economica si rivolge prevalentemente al mercato interno o all’unbranded. Questo è un potenziale bacino di utenza per i brand internazionali di target medio.
e.c.
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