Il preconsuntivo 2008 di Sistema Moda Italia

Secondo le prime stime di Smi, il 2008 dovrebbe chiudersi per l‘industria tessile-moda italiana con un fatturato di 52,5 miliardi di euro, in flessione del 3,1% rispetto al 2007. Nel corso dell’anno è aumentato il gap tra le performance dei segmenti a monte (il cui turnover è in calo del 6,5%) e di quelli a valle della filiera (in questo caso il decremento è solo dello 0,7%). Il commento del neo presidente di Smi, Michele Tronconi (nella foto).
A fare la differenza tra le due anime del settore sono state le esportazioni: il fatturato estero complessivo dovrebbe essere infatti in discesa del 2%, risultato di una flessione accentuata nel tessile, per il quale si stima un -13,1%, e di una crescita, se pur decelerata rispetto ai due anni passati, del vestiario che dovrebbe chiudere a +1,9% rispetto al 2007. Nel suo complesso il grado di internazionalizzazione della filiera sale di oltre mezzo punto percentale, a quota 52,4%.
Le importazioni risentono della staticità del mercato interno e segnano un -1,1%, con il tessile a -6,8% e l’abbigliamento stazionario sulle posizioni del 2007. Si assottiglia comunque il saldo commerciale, che dovrebbe scendere sotto la soglia dei 10 miliardi di euro (-3,7%).
Sul fronte occupazione si stima un calo dell’1,8 a 503.855 addetti, con la perdita di 9 mila posti di lavoro, mentre diminuisce anche il numero delle aziende: oggi sono 57.682, lo 0,6% in meno rispetto al 2007, dato che corrisponde alla chiusura di circa 300 imprese. Anche a questa voce è il tessile ad accusare la dinamica peggiore, mentre tengono i segmenti a valle.
Nessuna buona notizia dal fronte consumi interni: il sell out dovrebbe essere in calo del 2%. Ma, fa notare il neo presidente di Smi, Michele Tronconi, “il consumatore italiano ha dimostrato di reagire bene a fronte di opportuni stimoli come i saldi o gli sconti dei factory outlet”.
Alla luce di queste considerazioni, Tronconi rilancia le proposte presentate da Smi - insieme ai sindacati Femca-Cisl, Filtea-Cgil e Uilta-Uil - al Governo lo scorso novembre: un documento congiunto che chiede che vengano adottate con urgenza misure di stimolo selettivo ai consumi e di sostegno alla capacità produttiva delle imprese del comparto, nonché provvedimenti di potenziamento, anche temporaneo, degli ammortizzatori sociali e della formazione professionale (vedi fashionmagazine.it del 24 novembre).
“La resilienza del sistema tessile-abbigliamento - ribadisce il presidente di Smi - rafforza la nostra convinzione che opportune misure di politica economica, basate su una logica di collaborazione strategica tra Stato e mercato, siano sempre più urgenti, anche alla luce della capacità di propagazione che gli effetti positivi sul nostro settore potrebbero avere, in una dinamica virtuosa, su tutta la situazione italiana”.
In particolare, fa notare ancora Tronconi, “sui conti delle imprese, soprattutto di quelle tessili, particolarmente ‘energivore’ ha gravato l’impennata del prezzo del petrolio”: il climax raggiunto lo scorso luglio si è infatti abbattuto sulle aziende a fine 2008, proprio quando l’aggravarsi della situazione internazionale rallentava ordini e pagamenti e al tempo stesso frenava la propensione al credito da parte delle banche.
A fronte di questa situazione, Tronconi , si chiede “perché non estendere anche al tessile e alla moda misure di esenzione delle accise sul metano e l’energia elettrica già concesse ad altri settori industrali?”.
c.mo.
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